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  • venerdì 23 Dicembre 2011

La battaglia sulla carta di giornale in Argentina

Una nuova legge permette al governo di controllarne la produzione e la vendita: secondo l'opposizione viola la libertà di impresa e serve a colpire i giornali critici

Il parlamento argentino ha approvato una legge, proposta dal governo, che stabilisce che la produzione, la distribuzione e l’importazione della carta per i quotidiani sono di interesse pubblico, e impone quindi che tutti i giornali la possano acquistare allo stesso prezzo. La legge obbliga inoltre l’azienda produttrice di carta di giornale Papel Prensa – i cui principali azionisti sono i quotidiani Clarín (49 per cento) e La Nación (22,5 per cento) con una partecipazione minoritaria dello Stato argentino (27,5 per cento) – a massimizzare la produzione e a realizzare un piano di investimenti ogni tre anni per soddisfare le richieste interne del mercato.

«La norma fa parte di una politica iniziata dal presidente Cristina Fernández de Kirchner per rendere più democratici i mezzi audiovisivi, per prima cosa, e ora per garantire l’accesso alla carta a tutti i giornali del Paese», ha spiegato Miguel Angel Pichetto, capogruppo del Frente para la Victoria, il partito al governo. Gli oppositori della legge sostengono invece che questa sia incostituzionale e che violi la libertà di impresa e di espressione. «Se non c’è libertà di decidere non c’è democrazia. Lo Stato invece di fare da garante ha preso posizione, e questo è pericoloso. È uno stato che confonde la stampa con la propaganda», ha detto Norma Morandini, della coalizione di sinistra Coalizione Civica. Secondo altri si tratta invece di un modo per ostacolare i giornali critici nei confronti del governo, in particolar modo il Clarín, più volte accusato dal presidente di descrivere il suo operato in modo parziale e non oggettivo. La Carta inter-americana sui diritti umani stabilisce che il controllo della produzione della carta da giornale è una “censura indiretta”.

Il Clarín – che è parte in causa – scrive che la legge “permette allo Stato di condizionare la produzione, la distribuzione e l’importazione della carta dei quotidiani e apre le porte a un sequestro velato di Papel Prensa. Dichiara di “interesse pubblico” la produzione, la commercializzazione e la distribuzione di pasta di cellulosa e carta da giornali; trasforma le imprese in un monopolio (oggi non è così perché la carta può essere importata da chiunque senza dazi) per soddisfare “tutta la domanda interna di carta da giornale”; limita la possibilità di importare la carta e obbliga le imprese a fare degli investimenti che – se i privati non saranno in grado di sostenere – verranno fatti dallo Stato in cambio di una maggiore presenza come azionario”. Il governo invece sostiene che gli azionisti privati di Papel Prensa occupino una posizione dominante a scapito dei giornali minori del Paese e che l’azienda sia un vero e proprio monopolio a cui applicare la legge antitrust.

Il progetto di legge presentato dal governo include anche un’indagine – chiamata Papel Prensa, La Verdad – secondo cui nel 1976 il Clarín, La Nación e un altro quotidiano – La Razón – si appropriarono in modo illecito delle azioni di Papel Prensa.

Foto: AP Photo/Marcelo Genlote, Clarin