Prima di tutto il carcere

L'intervista di Repubblica al ministro della Giustizia Paola Severino

Oggi su Repubblica c’è un’intervista di Liana Milella al nuovo ministro della Giustizia Paola Severino, che occupa un’intera pagina e dà conto delle intenzioni del ministro.

Carceri umane, ma anche lotta alla corruzione. Il Guardasigilli Paola Severino ha ancora addosso quella che definisce la “grande emozione” d’essere stata accanto al Papa a Rebibbia e di aver ascoltato le voci dolenti dei detenuti.
Le prigioni sono una delle sue più importanti sfide. La considera ormai la sua mission. Ma non vuole passare per quella che produce leggi “svuota carcere”. Anzi, nella sua prima intervista a tutto campo, invita tutti “al confronto costruttivo” e apre su altri grandi temi del diritto penale, come la lotta alla corruzione, fino a pensare di inserire nel codice una nuova fattispecie di corruzione, quella “privata” all’interno delle imprese.
Non le sembri bizzarro, ma le chiedo subito quale legge vorrebbe che fosse battezzata “legge Severino”?
“Sicuramente una che riguarda il carcere”.
Lei ha intenzione di continuare a fare politica dopo questa esperienza? Si candiderà alle elezioni?
“Mi considero un cittadino qualunque cui è stato chiesto di ricoprire una funzione pubblica, quando essa cesserà io tornerò a fare il cittadino qualunque”.
Quando Monti le ha proposto di fare il Guardasigilli ha pensato all’eredità pesante che avrebbe raccolto sulla giustizia?
“Sono pienamente consapevole della serietà dei problemi che ruotano intorno a questo mondo, ma ho sempre pensato che le difficoltà non debbano scoraggiare nessuno, specie quando si tratta di compiti istituzionali”.

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(Foto Mauro Scrobogna/LaPresse)