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  • giovedì 15 Dicembre 2011

Le prime concessioni di Putin

Il presidente uscente della Duma - uno dei suoi alleati più fedeli - ha rinunciato al suo incarico per cercare di placare le polemiche seguite alle elezioni legislative

Boris Gryzlov, presidente uscente della Duma, la camera bassa russa, nonché uno degli alleati più importanti di Vladimir Putin, ha rinunciato al suo incarico per cercare di placare le polemiche seguite all’annuncio dei risultati elettorali dello scorso 4 dicembre. Gryzlov è stato lo speaker della Duma nelle ultime due legislature ed è famoso per avere detto una volta che il parlamento «non è un posto per le discussioni». Non è chiaro ancora chi sarà a prendere il suo posto, ma la notizia non ha comunque calmato le proteste dell’opposizione che continua a chiedere che le elezioni legislative vengano annullate. Lo scorso weekend ci sono state proteste in tutta la Russia contro le irregolarità nel voto e contro il partito di governo, Russia Unita, accusato di essere responsabile di frodi a proprio vantaggio.

Nei giorni successivi al voto erano in effetti emerse molte prove delle irregolarità commesse durante le elezioni, spesso raccolte attraverso filmati pubblicati su Internet o fatte circolare attraverso i social network. Le manifestazioni hanno ottenuto un seguito notevole anche grazie al fatto che le elezioni hanno dimostrato, nonostante i brogli, un forte calo nei consensi per il partito di Vladimir Putin, che ha ottenuto la maggioranza assoluta del Parlamento russo per pochi seggi, mentre nella precedente legislatura aveva i due terzi dei parlamentari. Il presidente Dmitri Medvedev ha detto che aprirà un’inchiesta e il Cremlino sta cercando di dare segnali di apertura per placare le manifestazioni. La televisione di Stato, che di solito ignora totalmente qualsiasi figura appartenente all’opposizione, ha dato ampio spazio alla notizia della candidatura alla presidenza dell’oligarca Mikhail Prokhorov, che sfiderà Vladimir Putin alle presidenziali del 2013.

(“Che cosa succede in Russia”)

il potere di Putin (attualmente primo ministro, ma già candidato per un altro mandato presidenziale – il terzo – alle elezioni del prossimo anno) si basa principalmente su due fattori: la sua grande popolarità personale, con un’immagine pubblica di uomo forte e patriottico continuamente sottolineata dalle televisioni vicine al suo partito, e il miglioramento delle condizioni di vita per molti russi, che sono dovute in primo luogo all’innalzamento negli ultimi anni del prezzo del petrolio e del gas naturale di cui il paese è un grande esportatore.

Entrambi i fattori sono a rischio per il prossimo futuro. La corruzione e l’inefficienza degli apparati statali e il rapido aumento delle disuguaglianze sociali fanno aumentare lo scontento tra la popolazione. Inoltre, solo se i prezzi delle materie prime rimangono alti i bilanci statali restano sotto controllo e le autorità riescono a nascondere gli sprechi, ma c’è il rischio che le condizioni economiche globali in costante peggioramento possano presto rompere questo meccanismo portando nuovi seri problemi per Putin e per la sua leadership.

foto: NATALIA KOLESNIKOVA/AFP