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  • lunedì 12 Dicembre 2011

I sindacati americani contro Occupy

L'annunciato blocco dei porti della California, previsto per oggi, ha fatto arrabbiare i rappresentanti dei lavoratori e attira critiche dalla stampa

La storia del movimento Occupy Wall Street ha attraversato diverse fasi, da settembre a oggi, passando dalla sparuta fase iniziale a New York alla diffusione in quasi tutte le principali città degli Stati Uniti, per arrivare al progressivo affievolirsi delle proteste, a causa degli sgomberi degli accampamenti e dell’arrivo dell’inverno. In California, però, complice un clima per il momento meno rigido e una lunga tradizione culturale di diffuso attivismo politico, Occupy è ancora in ottima salute e fa parecchio discutere. Il movimento, infatti, ha deciso di bloccare oggi i porti della costa ovest degli Stati Uniti, come gesto di protesta e solidarietà con i lavoratori portuali della zona. Che però non aderiscono alla protesta, e anzi la criticano, insieme alla stampa locale.

I militanti di Occupy Wall Street prevedono di manifestare oggi nei principali porti della costa ovest, replicando quanto fatto con successo lo scorso 2 novembre a Oakland, quando migliaia di persone riuscirono a bloccare il porto per diverse ore. La manifestazione ebbe però un finale movimentato e violento: alcuni gruppetti di manifestanti appiccarono fuochi ai cassonetti, altri distrussero le vetrine di banche e negozi, altri ancora tirarono sassi e bombe molotov contro le forze dell’ordine. Si trattò praticamente del primo e unico episodio di utilizzo di significativa violenza da parte dei manifestanti di Occupy, e la cosa turbò molti membri del movimento in giro per gli Stati Uniti.

Le proteste di oggi sono state indette per solidarizzare con i lavoratori portuali, che a causa dei loro salari bassi sono stati particolarmente messi in difficoltà dalla crisi economica. I sindacati dei lavoratori portuali hanno ringraziato per il sostegno ma non hanno aderito all’iniziativa e anzi l’hanno molto criticata. «È presuntuoso, da parte loro, dire che chiudono il nostro porto in solidarietà con noi», ha detto il sindacalista Richard Mead al Bay Citizen. «È bizzarro che un gruppo di persone annunci che cosa è meglio per 20.000 lavoratori senza averne parlato con loro, senza essersi confrontata coi sindacati né aver rispettato i nostri processi decisionali», ha detto Craig Merrilees, portavoce di un importante sindacato dei lavoratori portuali. Il presidente del sindacato, Robert McEllrath, ha accusato il movimento Occupy di voler approfittare della lotta dei lavoratori per portare avanti i suoi obiettivi più generali.

Il nodo è anche il costo che comporterebbe un nuovo blocco del porto. I lavoratori, infatti, sono pagati a giornata: per questo la protesta costringerebbe sia loro che i trasportatori a rinunciare a un giorno di stipendio. Inoltre, per le imprese sarebbe molto semplice attribuire ai sindacati la colpa dei danni finanziari causati dal blocco, facendo così perdere loro potere contrattuale nelle trattative future. Insomma, sintetizza Atlantic Wire, “si tratta della classica situazione in cui le buone intenzioni e qualche equivoco ottengono il risultato di danneggiare coloro che si vorrebbero aiutare”.

Sabato scorso un editoriale del San Francisco Chronicle aveva ribadito lo stesso concetto.

Cosa succede quando un movimento di protesta vuole aiutare gli oppressi e gli oppressi non sono così interessati? […] I militanti di Occupy Wall Street sono più interessati a rivitalizzare il loro movimento in crisi che ad aiutare “il 99 per cento”. […] Loro insistono che anche quando smonteranno le tende, la crisi finanziaria continuerà a mantenere attuali le loro istanze. Può essere. Ma questa brusca decisione di bloccare i porti non ha senso. Invece di concentrarsi su un obiettivo plausibile e unitario, la strategia di Occupy è ben più semplicistica: chiudiamo l’intera costa e paralizziamo il commercio globale. È un’idea approssimativa, e danneggerà i lavoratori.

foto: Justin Sullivan/Getty Images