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  • martedì 6 Dicembre 2011

BP accusa Halliburton per l’incidente nel Golfo del Messico

A febbraio inizia il processo per il disastro petrolifero e le due aziende si rimbalzano le responsabilità

La società BP (Beyond Petroleum, ex British Petroleum), cioè la compagnia petrolifera responsabile insieme alle aziende Transocean e Halliburton del disastro ambientale più grave degli Stati Uniti, ha accusato Halliburton di avere distrutto le prove che dimostrerebbero le sue responsabilità nell’incidente che l’anno scorso causò la fuoriuscita di 4,9 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico. L’accusa si riferisce a una gettata di cemento che collegava il pozzo petrolifero a circa 160 km dalla costa al fondo dell’Oceano. Secondo quanto scritto nel documento consegnato al tribunale di New Orleans da BP, la fuoriuscita di petrolio sarebbe da imputare principalmente alla fragilità di questo collegamento. Halliburton sostiene che le accuse sono infondate.

Le accuse contenute nel documento di 310 pagine preannunciano una lunga battaglia legale tra i due colossi del petrolio. L’incidente nel Golfo del Messico dell’aprile 2010 uccise undici operai. Finora è stata sempre BP, proprietaria del pozzo, a pagare per le spese di ripulitura e ricostruzione, ma ora le cose potrebbero cambiare. Il processo sull’incidente inizierà il prossimo 27 febbraio a New Orleans, durerà per circa tre mesi e dovrà accertare le responsabilità di ciascuna della aziende petrolifere coinvolte nell’estrazione in quel pozzo.

L’inchiesta commissionata da BP sostiene che la Halliburton non aveva collegato adeguatamente il pozzo al fondo oceanico perché aveva usato un tipo di cemento di bassa qualità e accusa Halliburton di avere distrutto i primi test condotti su quel cemento nei giorni immediatamente successivi al disastro. Uno dei responsabili della costruzione del collegamento in cemento avrebbe confermato a BP le sue perplessità al momento della costruzione: «La base di cemento mi sembrava troppo sottile ma decisi di non scrivere niente ai miei capi per paura di essere frainteso».

Lo scorso 22 ottobre l’amministrazione Obama ha concesso il via libera alla ripresa delle trivellazioni di BP nel golfo, perché ha riconosciuto come la compagnia possa ora rispettare “i più alti standard di sicurezza”. Nel frattempo, secondo uno studio dell’associazione ambientale no-profit Natural Resources Defense Council, i metodi scientifici della Food and Drug «sarebbero superati» e il pescato del Golfo potrebbe ancora causare tumori a donne incinte e bambini a causa degli elevati livelli di idrocarburi policiclici aromatici, che renderebbero i pesci cancerogeni.