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  • sabato 3 Dicembre 2011

Il primo congresso dei pirati

Le foto del raduno del Piratenpartei tedesco dopo i successi elettorali berlinesi, che ha già preso una decisione: salario minimo (e incondizionato) per tutti

Si è aperto oggi a Offenbach in Germania il primo congresso nazionale del Partito dei Pirati tedesco che lo scorso 18 settembre alle elezioni comunali a Berlino ha ottenuto un sorprendente risultato, riscuotendo l’8,9 per cento dei voti. Il Piratenpartei vuole scrollarsi di dosso l’immagine di semplice movimento internauta e vuole prepararsi per le elezioni legislative 2013. Gli ultimi sondaggi parlano di un consenso medio a livello nazionale del 5 per cento, mentre dall’ottimo risultato di settembre il partito ha registrato oltre 18mila iscritti in più, tanto che al congresso da soli 1200 posti, tutti occupati dai pirati con i loro computer, in molti sono rimasti fuori. Per questo congresso, inizialmente c’erano ben 849 pagine di tematiche da discutere ed eventualmente approvare. Siccome erano troppe per essere valutate in soli due giorni di lavoro (il congresso termina domani), i quartieri alti del partito hanno valutato l’intera lista e hanno deciso di asciugarla a una “Top 40” di argomenti. Con molti scontenti della decisione.

Uno di questi argomenti ha già portato alla prima decisione di rilievo. Il 66,9 per cento dei delegati del partito ha approvato nel programma ufficiale la proposta di un sussidio minimo a tutti i cittadini tedeschi, in Germania chiamato BGE (Bedingungsloses Grundeinkommen). Secondo i pirati, dunque, il salario minimo deve essere garantito incondizionatamente a tutti, senza alcuna contropartita o impegno richiesto dallo Stato al cittadino. Una scelta che per i commentatori tedeschi significa una forte virata a sinistra del partito. Gli altri ordini del giorno, invece, non hanno ricevuto una maggioranza assoluta, esclusa una mozione che vieta ogni forma di razzismo in Germania.

Tra i temi della lista sui quali si cercherà di arrivare a una sintesi comune ci sono le proposte di legalizzazione delle droghe, scissione assoluta tra Stato e religione, trasporto pubblico gratuito sui mezzi pubblici e così via. Un altro problema all’interno del partito sono i candidati scomodi, ossia coloro legati a sette religiose come Scientology o quelli che hanno precedentemente militato nelle file del partito neonazista NDP. Per la permanenza di questi iscritti nelle fila del Piratenpartei, i delegati si dividono tra falchi (che chiedono la loro automatica esclusione) e colombe (che invece li accettano). Lo Spiegel sottolinea che un altro tema irrisolto del Partito dei pirati tedesco è quello dell’economia, dove ancora non c’è una linea chiara.

Foto: Ralph Orlowski/Getty Images