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  • lunedì 28 Novembre 2011

Domenica si vota in Russia

Guida alle elezioni per il rinnovo della camera bassa, la Duma, sintesi dei molti limiti della democrazia del paese

di Augusto Come

Tra meno di una settimana, domenica 4 dicembre, si vota per il rinnovo della Duma, la camera bassa del parlamento russo. La tornata elettorale non dovrebbe riservare grandi sorprese (e non deve essere confusa con quella per eleggere il presidente russo, fissata per il 4 marzo 2012). Secondo gli ultimi sondaggi, Russia Unita, il partito che appoggia Putin e Medvedev, si aggiudicherà la maggioranza assoluta dei seggi, come accade immancabilmente dal 2003. La campagna elettorale è stata blanda e noiosa, in un clima politico sempre più stagnante. L’unico momento degno di nota è stata la minaccia a reti unificate di Medvedev di dislocare missili nucleari a Kalinigrad, l’enclave russa nel cuore dell’Unione Europea, in risposta allo scudo missilistico progettato dalla NATO. Ma anche in questo caso, nessuna sorpresa. In Russia l’antiamericanismo è protagonista di ogni campagna elettorale che si rispetti.

L’unico leader politico che avrebbe potuto movimentare i giochi elettorali, il magnate dell’acciaio Mikhail Prokhorov, è stato liquidato dalla guida del partito liberale Giusta Causa in circostanze assai controverse. L’altra forza politica d’opposizione liberale e democratica, il Partito della Libertà del Popolo, che porta avanti una linea più intransigente, si è vista negare dalle autorità il diritto di costituirsi partito politico. I portavoce del movimento, in risposta, hanno invitato gli elettori a boicottare le elezioni. Il boicottaggio del voto è stato proposto anche da numerosi attivisti e blogger, come Alexei Navalny, paladino della lotta alla corruzione e gran nazionalista.

Russia Unita, senza concorrenti in grado di contestare il suo strapotere, si sforza più che altro di sollecitare i cittadini a recarsi alle urne. L’astensionismo rimane infatti l’unica incognita di queste elezioni. Se la futura composizione del parlamento appare scontata, un alto tasso di astensione sarebbe un segnale assai preoccupante, dato l’avvicinarsi delle presidenziali di marzo 2012, che vedranno Vladimir Putin nuovamente candidato. Le elezioni politiche rappresentano quindi per il partito un importante test in vista delle presidenziali, appuntamento ben più importante. La Duma, d’altra parte, ha un peso politico assai modesto: l’assetto costituzionale russo, costruito sul modello semipresidenziale francese, priva il parlamento dei mezzi necessari per fare da contrappeso al potere esecutivo.

A questo si aggiunge la subalternità politica delle forze politiche che la compongono. La Camera è infatti dominata da Russia Unita, che controlla il 70 per cento dei seggi, mentre gli altri tre partiti rappresentati fanno parte di un’opposizione utile al mantenimento dell’attuale sistema di potere. Questi ultimi, ovvero il Partito Comunista (che dovrebbe attestarsi come secondo partito del paese con il 15-20 per cento dei consensi), il LDPR dello sguaiato e nazionalista Vladimir Zhirinovsky e i socialisti di Russia Giusta attirano il malcontento di determinati settori della società con una retorica elettorale aggressiva, per poi comportarsi lealmente col governo nei momenti di bisogno. Essi non costituiscono in nessun caso una minaccia per il monopolio politico di Russia Unita.

Il desolato panorama partitico russo rispecchia tutte le inadeguatezze di un sistema non concorrenziale che inibisce la creazione e il consolidamento di forze politiche alternative alle strutture di potere esistenti. Le promesse dell’attuale presidente Medvedev di liberalizzare la scena politica hanno dato luogo soltanto a misure simboliche. La legge elettorale continua a prevedere una proibitiva soglia di sbarramento del 7 per cento, anche se ora i partiti che raccoglieranno almeno il 5 per cento dei consensi otterranno simbolicamente uno o due seggi. Il punto più critico rimane tuttavia la legislazione sui partiti e sul loro finanziamento. Per essere legalmente registrati essi devono rispettare tutta una serie di norme amministrative e finanziarie alle quali è pressoché impossibile conformarsi. Ma soprattutto devono dimostrare di avere almeno 45mila iscritti. L’adozione di queste normative nel 2006 e i numerosi controlli che ne sono seguiti hanno fatto si che dei più di trenta partiti attivi sulla scena politica russa ne siano rimasti soltanto sette. Tutti gli altri sono stati chiusi o si sono dissolti. A limitare ulteriormente la concorrenza sul mercato elettorale si aggiungono infine lo stretto controllo del governo sui mezzi di comunicazione e le illimitate risorse amministrative e finanziarie di cui dispone Russia Unita.

Per quel che riguarda la trasparenza e la correttezza del processo elettorale, le elezioni precedenti non incoraggiano certo all’ottimismo. L’Organizzazione Europea per la Sicurezza e la Cooperazione (OSCE) ha denunciato le ultime elezioni politiche del 2007 come “non corrette” e non conformi agli standard democratici e agli impegni internazionali che la Russia è tenuta a rispettare. Nel 2008 ha rinunciato a monitorare le presidenziali a causa delle limitazioni imposte dalle autorità russe ai suoi osservatori. La stessa opinione pubblica russa sembra nutrire poca fiducia. Secondo un recente sondaggio di Levada Center, il 38 per cento degli intervistati è convito che i prossimi risultati elettorali saranno manipolati e che i seggi della Duma verranno distribuiti come le autorità vorranno. Il che è già un dato positivo. A luglio il tasso dei cinici ammontava al 55 per cento.

foto: NATALIA KOLESNIKOVA/AFP/Getty Images