• Economia
  • Questo articolo ha più di undici anni

Il contagio della crisi del debito

Di Italia e Grecia sappiamo, ma la situazione si sta deteriorando rapidamente anche in Spagna, Francia e Regno Unito: un punto della situazione

L’economia europea è in profonda crisi e secondo le analisi di molti economisti le condizioni dell’euro potrebbero peggiorare ulteriormente nel corso dei prossimi mesi. Il timore principale è che la crisi possa estendersi dalla periferia dei paesi economicamente più deboli e già in seria difficoltà – come Irlanda, Portogallo, Grecia, Spagna e Italia – al centro del sistema euro costituito da Francia e Germania. Il rischio è concreto e gli sviluppi della crisi negli ultimi giorni suggeriscono di tenere d’occhio le economie spagnole e francesi, oltre la nostra. Le cose non vanno bene nemmeno nel Regno Unito, che non fa parte dell’eurozona, ma la cui economia è legata anche all’andamento dell’area euro.

Spagna
Il governo dimissionario del socialista José Louis Zapatero ha ammesso ieri di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi di crescita previsti per il 2011, segno della profonda difficoltà in cui si trova l’economia spagnola. Nel terzo trimestre la crescita su base annua è stata dello 0,8 per cento e non è quindi aumentata rispetto al secondo trimestre, che aveva fatto registrare un misero incremento dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre. L’economia del paese si sta sostanzialmente fermando, dicono gli analisti, facendo notare che la Spagna è riuscita a mantenersi a galla grazie alle esportazioni e al turismo, aree che hanno accusato meno il colpo, ma che rendono gli spagnoli maggiormente dipendenti dall’estero.

Secondo la Banca centrale spagnola, la crescita per il 2011 sarà pari allo 0,8 per cento, cifra molto distante dall’1,3 per cento previsto alcuni mesi fa dal governo. Sulla crescita sta anche incidendo l’altissimo livello di disoccupazione, intorno al 21,5 per cento, che potrebbe portare il paese in una nuova recessione ad appena due anni dallo scampato pericolo della crisi precedente. Lo spread tra i titoli spagnoli e quelli tedeschi ha raggiunto i 460 punti e ci sono grandi preoccupazioni per le banche, sia nazionali che estere, maggiormente esposte rispetto al debito spagnolo. Ulteriori elementi di incertezza sono dati dalle elezioni di domenica, che dovrebbero portare a una vittoria delle opposizioni e che spingono gli investitori ad attendere, prima di avventurarsi in nuove operazioni sui mercati spagnoli.

Francia
Insieme con la Germania, la Francia negli ultimi mesi ha amministrato la crisi nell’area dell’euro chiedendo ai paesi maggiormente in difficoltà politiche di tagli e austerità per rimettere in sesto i loro bilanci, in cambio se necessario di piani di salvataggio per rifinanziare il loro debito. Mentre l’economia tedesca resiste ancora, quella francese ha però iniziato a mostrare i primi segnali di cedimento facendo aumentare lo scetticismo da parte degli investitori.

Ieri lo spread tra titoli di stato francesi e tedeschi decennali ha raggiunto il nuovo record di 195 punti, superando i 191 raggiunti il giorno precedente. Secondo gli analisti l’economia della Francia potrebbe essere trascinata in un circolo vizioso con un progressivo aumento dei tassi di interesse sul proprio debito. A metà anno, la Francia aveva 1.700 miliardi di euro di debito, cifra che è previsto continui ad aumentare arrivando all’87 per cento del prodotto interno lordo nel corso del 2012. Stando alle previsioni, il rifinanziamento del debito sarà la principale spesa per il prossimo anno pari ad almeno 48,8 miliardi di euro.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha di recente introdotto una nuova serie di misure di austerità per tenere a freno la spesa, rassicurando al tempo stesso gli investitori. Le nuove norme sono all’esame del Parlamento, ma gli analisti ritengono che potranno fare poco per tranquillizzare i mercati, preoccupati anche dai dati sulla crescita economica del paese e dall’esposizione delle banche francesi che possiedono molti titoli di paesi a rischio come Italia e Spagna.

Regno Unito
Non fa parte dell’area dei paesi che adottano l’euro, ma la sua economia è comunque molto legata ai destini dell’andamento dell’Europa. Il dato al momento più preoccupante è quello legato alla disoccupazione giovanile. È notizia di ieri che nel terzo trimestre di quest’anno il numero di disoccupati tra i 18 e i 24 anni è arrivato a 1,02 milioni, il dato più alto da quando sono iniziate le rilevazioni sulla disoccupazione giovanile 19 anni fa. Complessivamente, nel Regno Unito il livello di disoccupazione è pari all’8,3 per cento, il più alto degli ultimi 15 anni.

Il governo di David Cameron ha confermato di voler introdurre nuove soluzioni per incentivare l’occupazione giovanile, ricordando però la necessità di un forte impegno da parte delle autorità europee per rilanciare l’economia e tenere a bada la crisi del debito pubblico. La Banca centrale sta valutando la possibilità di immettere altri 76 miliardi di sterline (circa 86 miliardi di euro) nell’economia del paese, garantendo così maggiore liquidità e allontanando il pericolo di una nuova fase di recessione.