• Mondo
  • domenica 13 novembre 2011

Come funziona la sanità in Grecia

Corruzione dappertutto, debiti con le case farmaceutiche, HIV e consumo di droghe in aumento: lo specchio del paese, dice il Wall Street Journal

Il funzionamento della sanità in Grecia è lo specchio della crisi che ha travolto il paese, scrive oggi il Wall Street Journal. L’inviato ad Atene Charles Forelle ha analizzato il sistema sanitario greco, che sembra far acqua da tutte le parti. Il problema principale della sanità pubblica in Grecia, infatti, è che con gli anni si è generato un sistema parallelo di prestazioni e pagamenti in nero che ha causato una situazione insostenibile.

La corruzione nelle corsie degli ospedali è rampante. Le liste d’attesa, che si riferiscano a visite specialistiche o addirittura interventi chirurgici, vengono spesso aggiornate secondo le mazzette (che in greco si chiamano fakelaki) che i medici ricevono dai malati più generosi. Il signor Giorgos Gianakouras, per esempio, racconta che ha dovuto pagare 5mila euro per farsi operare al cuore, nonostante l’intervento fosse coperto dalla sanità pubblica. Per sottoporsi a visite di routine, invece, il prezzo oscilla tra i 20 e i 50 euro. “Altrimenti non ti curano”, chiosa Gianakouras.

La corruzione è così radicata che in alcune corsie di ospedale si trovano degli adesivi particolari. Da lontano sembrano dei classici avvisi “non fumare”. Invece, se li si osserva da vicino, si nota che al posto della sigaretta bardata dal simbolo del divieto c’è il simbolo di una mano con una busta. Un fakelaki, insomma.

Da tempo gli ospedali della Grecia sono a corto di fondi, il che accentua notevolmente le pratiche da mercato nero. Oltre a fornire meno prestazioni, da anni le strutture sanitarie del paese non riescono a pagare i medicinali delle case farmaceutiche, che così in diverse circostanze hanno smesso di rifornire gli ospedali. Altre volte, invece, lo Stato ha provato a coprire i debiti degli ospedali nei confronti delle multinazionali, che solo l’anno scorso ammontavano a 693 milioni di euro. Per esempio, per i debiti del periodo 2007-2009, che secondo il Wall Street Journal raggiungerebbero quota 5,4 miliardi di euro, il governo greco ha pagato le case farmaceutiche con dei titoli di Stato. Le autorità greche, inoltre, hanno spesso accusato i medici dei propri ospedali di evadere il fisco e soprattutto di prescrivere troppi farmaci inutili e dispendiosi.

A risentirne è l’intero sistema sanitario greco, ormai a pezzi. I tagli alla sanità vanno avanti da anni, ma ora diversi analisti pensano che si sia giunti al punto di non ritorno. A fine anno, infatti, la Grecia, avrà speso nel 2011 per la sanità solo 10 miliardi di euro. Altri 6 miliardi sono garantiti dai privati, per un totale di 16 miliardi, ossia il 36 per cento in meno rispetto al 2010 (quando i miliardi erano 25). Di fronte a questo scenario già inquietante, adesso si registra in Grecia un significativo aumento del numero di pazienti che hanno contratto il virus dell’HIV. Nei primi sei mesi del 2011 ci sono stati 384 nuovi casi (l’anno scorso, nello stesso periodo, erano 255). Un aumento, dunque, del 50 per cento, che secondo le autorità greche potrebbe arrivare al 60 entro la fine dell’anno e che è dovuto al crescente numero di eroinomani nel paese. Inoltre, recenti studi hanno dimostrato che i greci prendono molti più psicofarmaci che in passato (+35 per cento rispetto a cinque anni fa) e il numero dei suicidi, rispetto al 2010, è salito del 40 per cento.

AP Photo/Petros Giannakouris

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.