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Ripartiamo dai seienni

Concita De Gregorio ha visto e rivisto "I soliti idioti" e ha concluso che la partita sulle nuove generazioni è persa

Oggi in prima pagina di Repubblica Concita De Gregorio racconta del suo “fallimento”: cercare di capire le ragioni del successo preventivo presso teenagers e ventenni del film “I soliti idioti” (tratto dalla serie televisiva) e affrontarlo senza spocchia e pregiudizio.

Questo articolo è la cronaca di un fallimento, il mio. Volevo descrivere le ragioni per cui migliaia, centinaia di migliaia, i miei figli dicono “milioni” di ragazzi aspettano con ansia l’uscita al cinema, domani, de I soliti idioti. Film, dice la campagna di lancio, “di comicità liberatoria, specchio di un’Italia contemporanea di cui si ride proprio perché ci si riconosce. Bello, no? Interessante. Lo specchio, la liberazione. Volevo – immaginavo – di riprendere il filo dalla comicità demenziale, provare a raccontare cosa è cambiato da Elio e le storie tese a Checco Zalone fino a questi idioti contemporanei che ingolferanno dal fine settimana i multisala portando spropositati guadagni ai produttori e distributori, ai Valsecchi e alla solita Medusa, Berlusconi all around, ma in fondo il cinema si sa che funziona così, almeno si crede: con un film di grandissimo successo commerciale si finanziano poi i lavori di qualche esordiente di talento, i denari si distribuiscono e vanno alla fine a vantaggio di tutti, degli autori e del pubblico, degli artisti e dei tecnici che ci lavorano. O no? Forse no, ma andiamo avanti.

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