• Mondo
  • mercoledì 26 Ottobre 2011

Perché le elezioni in Egitto saranno diverse da quelle in Tunisia

Il voto tranquillo di domenica non dovrebbe condizionare le aspettative: al Cairo tira tutta un'altra aria

Lo svolgimento e i risultati del voto in Tunisia di questi giorni sono stati inevitabilmente letti come anticipazione di quello che potrebbe succedere tra poco in Egitto. Entrambi i paesi hanno fatto la rivoluzione, entrambi si sono liberati da lunghe dittature, entrambi hanno visto il ritorno in politica dei partiti musulmani. Eppure le differenze sono molte e nulla lascia pensare che quelle in Egitto fileranno così lisce come quelle di domenica in Tunisia. Un articolo di Wendell Steavenson sul New Yorker spiega perché.

Le regole recentemente introdotte dalla giunta militare al potere in Egitto rendono di fatto complicatissimo il sistema elettorale. Il Consiglio Supremo Militare ha accolto alcune delle richieste avanzate dai diversi partiti, ma solo per aggiungerle al già ingarbugliato insieme di regole preesistenti. Nell’insieme, sono riusciti a intrecciare il vecchio sistema, già appesantito dalla burocrazia, con una rete di di nuovi compromessi.

Il sistema elettorale con cui si terranno le prossime elezioni in Egitto funziona così.

1. Il 60 per cento dei seggi sarà assegnato su base proporzionale, attraverso liste bloccate. Il 40 per cento, invece, sarà eletto con preferenza diretta.

2. Gli elettori riceveranno due diverse schede: una per le liste bloccate e una per i singoli candidati.

3. Nel caso dei singoli candidati, ogni seggio ne eleggerà due. Uno dei due deve essere un operaio o un contadino.

4. I candidati eletti con preferenza diretta devono ottenere il 50 per cento più uno dei voti, altrimenti si va al ballottaggio.

5. Le elezioni non si terranno in un unico giorno, perché non ci sono abbastanza giudici per controllare il regolare svolgimento del voto in tutto il paese. Un terzo degli egiziani voterà il 28 novembre, un terzo a dicembre e il resto a gennaio. I risultati di ogni tornata elettorale dovrebbero restare segreti, ma inevitabilmente qualcosa trapelerà.

6. Una volta conclusa questa prima parte del voto, si voterà per la Shura. Un terzo di questi seggi saranno attribuiti attraverso nomina diretta.

A queste norme contorte si aggiungono poi ulteriori elementi di incertezza: non ci sono ancora regole chiare per il finanziamento ai partiti; la legge che vieterebbe agli ex membri del partito di Mubarak di candidarsi non è ancora entrata ufficialmente in vigore e la giunta militare non ha ancora dato il permesso agli osservatori stranieri di monitorare lo svolgimento delle elezioni.

Chi sarà eletto avrà il compito di nominare entro sei mesi l’assemblea costituente che dovrà scrivere la nuova costituzione. A quel punto il testo dovrà essere ratificato attraverso un referendum. Soltanto dopo il referendum si terranno le elezioni presidenziali. È sempre più chiaro che il Consiglio Supremo Militare ha fatto di tutto per prolungare il più possibile questo periodo di transizione e sfruttarlo per aumentare il più possibile il suo controllo sul futuro assetto politico dell’Egitto.