• Mondo
  • giovedì 20 Ottobre 2011

La Rena incagliata da due settimane

Continuano con fatica i lavori per mettere in sicurezza la nave in Nuova Zelanda: ieri una pompa è andata in corto circuito

Sono passate due settimane da quando la nave cargo liberiana Rena si è arenata al largo delle coste della Nuova Zelanda. Nel tratto di mare nei pressi dell’Astrolabe Reef proseguono gli sforzi dei tecnici per mettere in sicurezza l’imbarcazione, evitando che possa perdere in mare altre tonnellate di carburante e di olio combustibile pesante. L’andamento dei lavori è condizionato dalle condizioni atmosferiche, che a volte rendono impossibile l’avvicinamento della Rena con le navi di supporto.

Nelle ultime ore i tecnici hanno portato nella zona una nuova pompa più potente, utile per prelevare maggiori quantità di olio combustibile evitando che possa finire in mare. Il sistema ha funzionato per un breve periodo ed è poi andato in cortocircuito, rallentando le operazioni di oggi. Si stima che a bordo della nave vi siano ancora 1.260 tonnellate di derivati del petrolio da rimuovere. Gli esperti ritengono prioritario il raggiungimento di un serbatoio che si trova al di sotto del livello del mare: dovrà essere vuotato rapidamente per ridurre i rischi di nuove perdite.

Un gruppo di tecnici è intervenuto in un’altra area della nave per sigillare la zona del vano motori. L’operazione dovrebbe evitare l’entrata di altra acqua a bordo che potrebbe condizionare la stabilità, già precaria, della Rena. L’imbarcazione è inclinata vistosamente su un lato e ha una profonda crepa nello scafo, che per ora non ha compromesso l’integrità della nave.

A causa della forte inclinazione e del mare mosso, negli scorsi giorni almeno 88 container sono caduti dal ponte della nave, precipitando in mare. Alcuni hanno raggiunto la costa, altri risultano ancora dispersi e sono state avviate spedizioni di ricerca con i sonar per identificarli nei fondali. La Rena trasportava diversi container contenenti materiali tossici, ma sembra siano ancora assicurati al ponte della nave.

L’effetto più tangibile dell’incidente in mare dello scorso 5 ottobre rimane la contaminazione di lunghi tratti di costa. Le ondate di derivati del petrolio persi dalla Rena hanno raggiunto le spiagge di Mount Maunganui e di Maketu, mettendo in pericolo la fauna della zona che comprende pinguini, cetacei, pesci e molte altre specie marine. L’esercito e centinaia di volontari sono ancora al lavoro per ripulire la sabbia e mettere in salvo gli animali, prima che possano rimanere intossicati. La sabbia in alcune aree risulta essere contaminata fino a 20 centimetri di profondità e sarà quindi necessario molto tempo prima di poter bonificare le zone colpite.