• Italia
  • martedì 18 ottobre 2011

«Noi siamo una sinistra dura»

Marco Imarisio sul Corriere racconta il centro sociale Askatasuna

Askatasuna è un centro sociale di Torino, che molti negli ultimi giorni hanno messo in relazione agli scontri avvenuti a Roma sabato 15 ottobre. Quegli scontri sono descritti sullo stesso sito di Askatasuna come “resistenza”. Ma la sua storia comincia molto prima di sabato: il centro sociale nasce nel 1996, con l’occupazione di un palazzo del Comune, ed è molto attivo nelle manifestazioni contro la realizzazione dell’Alta Velocità in Val di Susa. Oggi sul Corriere Marco Imarisio racconta la storia di Askatasuna (di cui aveva scritto anche nel libro La ferita).

A seguire il filo che lega gli scontri romani del dicembre 2010 e di piazza San Giovanni alla rivolta perenne contro la Tav in Val di Susa, si arriva al portone di una palazzina pitturata di rosso. Corso Regina Margherita, Torino, e una sigla ostica che in questi giorni ha raggiunto notorietà nazionale. Askatasuna significa libertà in lingua basca, ed è il nome del centro sociale che più di ogni altro rappresenta l’emersione di una realtà radicale e minoritaria che l’Italia e i movimenti avevano dimenticato.

Se tutte le strade della capitale portano al cantiere di Chiomonte, dove domenica ci sarà una manifestazione nazionale No Tav, Askatasuna è una sorta di pifferaio magico degli incappucciati. Gli scontri durissimi del 3 luglio in valle non sono stati certo una prova generale di Roma. Sono un altro film, ma con gli stessi protagonisti, arrivati da centri sociali di Roma, Bologna, Napoli, Bari e Palermo. I «torinesi» c’erano il 14 dicembre in piazza del Popolo, e sono stati loro a portare la lotta contro l’Alta velocità fuori dall’ambito locale, consegnandole un aspetto permanente di «resistenza attiva», scelta condivisa da parte delle comunità locali. Scontro frontale con le forze dell’ordine, assalto alle reti del cantiere Tav, tutto il repertorio esibito durante l’estate. Sabato scorso erano a Roma in proprio, almeno un’ottantina di persone che si sono date molto da fare. Ci tengono a tenere le due vicende separate, in trasferta la sigla sociale è quella originale.

Askatasuna nasce nel 1996, quando viene occupato il palazzo di proprietà del Comune, in una zona popolare, Vanchiglia, vicina all’università e al centro. Il 1998 è l’anno degli arresti degli squatters accusati di attentati in Val di Susa. A marzo due di loro si suicidano in carcere. La manifestazione del 4 aprile nel centro cittadino è un debutto in linea con il seguito della storia. La Torino dei caffè storici viene attraversata da un’onda di furiosi appartenenti alla Torino delle case occupate che devastano e spaccano. Gli amministratori locali prendono debiti appunti a futura memoria. Quegli scontri sono l’episodio fondante della dialettica con le istituzioni cittadine. Non è un caso che Piero Fassino, padrone della casa di Askatasuna, ieri se ne sia uscito con la seguente frase. «Eventuali operazioni di sgombero vanno gestite tenendo conto dei problemi di ordine pubblico che possono ulteriormente creare». Il senso è chiaro.

(continua a leggere sulla rassegna stampa del Governo)

foto: Alberto Pizzoli/AFP/Getty Images

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