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  • lunedì 10 Ottobre 2011

Cento anni fa la Rivoluzione Cinese

Il racconto di un evento strano, epocale ma quasi sconosciuto in Europa

di Matteo Miele, Royal University of Bhutan

L’ultimo imperatore, il pluripremiato film di Bernardo Bertolucci del 1987, la racconta dall’altra parte della Città Proibita. Da dentro. Nulla cambiò, nell’immediato, nella vita del giovanissimo sovrano Pu Yi, rimasto chiuso nelle sue innumerevoli stanze. Era solo un bambino di cinque anni.

La Rivoluzione Cinese del 1911 è un evento strano. Epocale, ma quasi sconosciuto tra l’opinione pubblica europea. Più famosi sono i nomi dei protagonisti della Cina repubblicana. Sun Yat-sen e Chiang Kai-shek. Queste in realtà sono le trascrizioni dei loro nomi in cantonese. Sun Zhongshan e Jiang Jieshi è la corretta trascrizione pinyin in mandarino, la lingua ufficiale, ma in questo modo risultano dei semplici estranei orientali. I due nomi sovrastano nella storia cinese di inizio Novecento. L’altro da citare in questa piccola rassegna, per il suo fallimento, è quello di Yuan Shikai. Prima una lunga carriera militare e politica accanto alla dinastia Qing, fino all’incarico di Primo Ministro, poi, nel 1912, si mise a fare il Presidente della Repubblica. Quattro anni più tardi avrebbe tentato persino di diventare lui stesso imperatore (certi uomini non si accontentano mai), ma fortunatamente il tentativo di restaurazione fece miseramente fiasco.

Tornando però a Sun e Chiang. Sun Yat-sen era un medico che aveva studiato a Honolulu e aveva trovato anche il tempo di diventare cristiano. Nella mia tesi di laurea avevo scritto che se per Montanelli la storia d’Europa iniziava in Cina, la storia della Cina repubblicana poteva benissimo esordire alle Hawaii. Lo “scherzo” mi serviva ad introdurre i rapporti tra Pechino, Taipei ed il Pacifico del Sud, però si deve riconoscere che l’educazione dei missionari formò un uomo aperto ad idee prettamente occidentali, come poteva essere, in quel periodo, l’idea di una repubblica al posto di un impero che andava avanti, tra alterne vicende, ribellioni e invasioni da oltre duemila anni. Per la precisione dal III secolo a.C., quando Qin Shi Huang unificò il paese sotto la dinastia Qin.

L’impero era sopravvissuto anche alle dinastie straniere, che si erano “accomodate” sul trono e si erano lasciate sedurre dall’immensità della cultura cinese. Nel Tredicesimo secolo erano arrivati i mongoli. Marco Polo fu appunto ospitato da Kublai Khan, erede di Gengis Khan. Poi, nel 1368, un ex-monaco buddhista diede il via alla dinastia Ming, cinese, che sarebbe crollata sotto i colpi dei mancesi, i Qing, nel 1644, mentre l’ultimo Ming si impiccava sulla Collina del Carbone. L’idea di riportare un Ming alla guida del paese, cacciando gli stranieri, era andata avanti per secoli, ma alla fine, si preferì la creazione di una repubblica, davanti ad una Cina devastata da oltre settant’anni di guerre con occidentali e giapponesi, trattati ineguali, ribellioni di pazzi visionari (con largo seguito, ma è cosa comune nella storia), imperatori e imperatrici incapaci e tentativi falliti di società segrete. Il 10 ottobre 1911 scoppiò così la Rivoluzione, la Rivoluzione Xinhai. Il 1 gennaio dell’anno successivo veniva proclamata la Repubblica Cinese (Zhong Hua Min Guo) e in febbraio Pu Yi abdicava. Mao all’epoca faceva il soldato e aspettava la nascita del Partito Comunista Cinese, nel 1921.

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