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  • sabato 17 Settembre 2011

La polizia di Londra vuole che il Guardian riveli le fonti

Scotland Yard usa una legge controversa per sapere chi ha fornito al giornale informazioni sul caso di Milly Dowler e del News of the World

La polizia di Londra ha detto ieri sera che chiederà a un tribunale di costringere due giornalisti del quotidiano britannico Guardian a rivelare le loro fonti utilizzate in alcuni articoli sul caso delle intercettazioni illegali fatte del News of the World. L’udienza davanti al giudice di Londra che dovrà decidere se emettere l’ordinanza si terrà il prossimo 23 settembre. Il Guardian e il sindacato britannico dei giornalisti hanno reagito molto duramente all’annuncio, dicendo che si tratta di “un attacco senza precedenti alle fonti giornalistiche”.

Intanto continuano ad emergere in questi giorni nuovi particolari nelle inchieste giudiziarie sul News of the World, che sono arrivati a coinvolgere i massimi dirigenti del network di informazione a cui apparteneva il tabloid, la News Corporation. James Murdoch, figlio di Rupert e amministratore delegato di News Corporation Europa e Asia, sarà nuovamente chiamato a partecipare a un’audizione della Camera dei Comuni, dopo quella insieme al padre del 19 luglio scorso.

L’accusa della polizia
L’accusa è stata presentata dalla sezione della polizia di Londra che vigila sul comportamento professionale degli agenti e indaga anche sulle fughe di notizie. La polizia di Londra dice che, per avere i materiali per un articolo del 4 luglio, i giornalisti Amelia Hill e Nick Davies avrebbero sollecitato alcuni poliziotti che lavoravano all’Operation Weeting (partita a gennaio e che indaga sulle intercettazioni telefoniche illegali) a rivelare informazioni riservate dell’indagine. In questo modo, avrebbero violato la legge sui segreti ufficiali (“Official Secrets Act”) del 1989. Amelia Hill era già stata arrestata e interrogata dalla polizia pochi giorni fa, sempre a proposito di informazioni ottenute da un funzionario di polizia.

L’articolo svelava il comportamento del tabloid News of the World nel caso di Milly Dowler, una ragazza rapita nel 2002 quando aveva tredici anni. Il tabloid avrebbe incaricato alcuni investigatori privati di entrare nella segreteria telefonica del cellulare della ragazza, dove avrebbero anche cancellato alcuni messaggi.

Il News of the World avrebbe potuto quindi danneggiare l’indagine, ma l’articolo del Guardian criticava anche l’operato della polizia, dicendo che non aveva mai investigato a fondo sulle intrusioni nella segreteria telefonica. Le vicende rivelate dal quotidiano causarono molte proteste indignate (anche rivolte alla polizia) da parte dell’opinione pubblica britannica, e il 10 luglio il tabloid News of the World cessò le pubblicazioni. Due dei massimi responsabili della polizia metropolitana di Londra, sir Paul Stephenson e John Yates, si dimisero.

L’Official Secrets Act
La polizia metropolitana ha detto che anche un suo agente è sotto indagine per aver infranto la legge sui segreti ufficiali. La legge, approvata nel 1989, è usata solitamente nei casi di spionaggio. Il suo quinto articolo, definito “molto controverso” dal Guardian, prevede che si possa essere condannati per aver diffuso informazioni “dannose” trasmesse da funzionari pubblici (che, rivelandole, violano l’articolo 4 della stessa legge). Tra queste informazioni ci sono anche quelle “che posso impedire l’azione giudiziaria contro sospetti colpevoli”.

La legge viene usata, solitamente, contro chi avverte un sospetto prima che la polizia proceda ad arrestarlo. In questo caso sarebbe usata contro giornalisti che hanno pubblicato un articolo, come è stato fatto solo una volta: nel 1998, un ex ufficiale dei servizi segreti militari venne arrestato insieme a Tony Geraghty, autore del libro The Irish War, che descriveva due centri di calcolo dell’esercito britannico in Irlanda del Nord che venivano utilizzati per identificare veicoli e persone sospette nella zona. La difesa presentò diverse perizie per dimostrare che le informazioni non erano “dannose”, e nel 2000 le accuse vennero ritirate, dopo aver causato un grande dibattito nell’opinione pubblica.

Le reazioni
Il Guardian ha reagito alla notizia dell’accusa con parole molto dure. Il direttore, Alan Rusbridger, ha dichiarato: “Resisteremo fino alla fine a questa richiesta fuori dall’ordinario” e ha aggiunto che il procedimento “sembra una vendetta, e sembra ingiusto e sproporzionato”. Il quotidiano ha precisato di non aver pagato nessun ufficiale di polizia per avere informazioni, e nel suo editoriale non firmato dice:

Si stenta a credere che la polizia metropolitana – che, per anni, non ha voluto alzare un dito contro i giornalisti di News International nonostante le voluminose prove di un comportamento criminale – usi ora l’Official Secrets Act per perseguire il Guardian, che rese pubblica la vicenda.

Tom Watson, ex ministro laburista, e il segretario generale del sindacato dei giornalisti britannici, Michelle Stanistreet, hanno detto che la richiesta della polizia è inaccettabile e che la stampa ha il merito di aver svelato lo scandalo all’opinione pubblica. Stanistreet ha aggiunto che la protezione delle fonti giornalistiche è “un principio essenziale che è stato ripetutamente ribadito dalla Corte europea per i diritti umani, come uno dei fondamenti della libertà di stampa.”

La polizia ha risposto alle prime critiche rilasciando una dichiarazione in cui dice che riconosce l’importanza del giornalismo investigativo, ma che l’accusa ha a che fare con “la diffusione, che si presume immotivata, di informazioni che non sono di pubblico interesse” e con la fuga di notizie riguardanti le indagini da parte del personale di polizia.

foto: MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images

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