• Cultura
  • mercoledì 14 settembre 2011

Facebook è meglio di The Facebook?

Il Wall Street Journal spiega perché molte società tecnologiche se la prendono con l'articolo determinativo, cercando di farne a meno

In una delle scene più famose del film The Social Network il creatore di Napster, Sean Parker, consiglia ai due co-fondatori di Facebook Mark Zuckerberg e Eduardo Saverin di togliere l’articolo determinativo dal nome del loro social network, usando Facebook invece di The Facebook. In effetti questo non è che un esempio di una pratica molto diffusa tra le industrie che si occupano di tecnologia e informatica, come racconta in un articolo il Wall Street Journal.

Secondo gli esperti di marketing, almeno nella lingua inglese, togliere l’articolo davanti a un prodotto lo rende in qualche modo iconico. Glenn Kaplan è il direttore creativo di Barnes & Noble, la catena di librerie che tra le altre cose ha prodotto il lettore di ebook Nook, e spiega che quando «qualcuno dice il Nook ho un sussulto. Quando un marchio evoca qualcosa di più grande che un piccolo oggetto non bisogna metterci il davanti». Alcune aziende hanno persino ufficializzato il fenomeno: la società canadese Research In Motion, che ha inventato il Blackberry, spiega che usare l’espressione il Blackberry è sbagliato.

Apple è tra le prime aziende a non usare gli articoli nelle pubblicità dei propri prodotti: già nel 1984 una pubblicità annunciava «l’arrivo di Macintosh», anziché del Macintosh. In questo modo i prodotti Apple si trasformano da semplici oggetti inanimati nell’insieme delle attività svolte da chi li possiede. In inglese infatti i nomi possono essere usati senza articolo quando non indicano un oggetto ma una serie di attività: the church (la chiesa) indica l’edificio fisico mentre I go to church (vado in chiesa) si riferisce non solo al luogo, ma anche alle attività che si svolgono al suo interno.

Apple inoltre tende a far precedere i suoi prodotti da un aggettivo possessivo (il tuo iPhone, anziché l’iPhone) per identificarli ancora di più con il potenziale cliente. D’altronde la società è stata sempre piuttosto creativa con le regole grammaticali, a partire dallo slogan Think different in cui un aggettivo viene usato al posto di un avverbio.

Gli esperti di grammatica non sono d’accordo con questa tendenza e accusano le aziende di usare dei trucchetti per cercare di rendere i loro prodotti speciali  e vendere di più. Molti pensano che si tratti di un imbarbarimento del linguaggio favorito dal diffondersi di Twitter – che richiede di scrivere un messaggio in un massimo di 140 caratteri – o degli SMS. Anche alcune persone che lavorano nel mondo della pubblicità criticano il fenomeno. Secondo Chapin Clark, direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria R/GA – tra le più importanti al mondo – togliere l’articolo davanti al nome del prodotto non è sinonimo di eleganza e «dopo un po’ ti fa sentire come un bambino di quattro anni».

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