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  • giovedì 8 Settembre 2011

Romney contro Perry

I due repubblicani favoriti se le sono date durante il dibattito di ieri sera, e l'applauso più grosso è arrivato parlando di pena di morte

Come era prevedibile e nelle attese degli osservatori, il dibattito di ieri sera alla Reagan Library tra i candidati alle primarie repubblicane statunitensi si è trasformato praticamente in un duello tra i due candidati favoriti, Rick Perry e Mitt Romney. Perry era al suo primo dibattito e veniva da quindici giorni di crescita nei sondaggi, tanto da essere diventato praticamente il frontrunner, il favorito numero uno. Romney è il candidato con più soldi, con la campagna più rodata e l’unico che sta tentando – faticando non poco – di rivolgersi sia alla base del partito repubblicano che agli elettori moderati e indipendenti. I due si sono scontrati più volte e questo ha finito per oscurare quasi del tutto gli altri candidati presenti: è un problema soprattutto per Michele Bachmann, che è favorita in Iowa ma sta vedendo scemare l’attenzione nei suoi confronti. Poche battute anche per Ron Paul, Jon Huntsman e Newt Gingrich.

Uno dei temi di cui Romney e Perry hanno discusso di più è Social Security, il programma di welfare governativo che fornisce sussidi, assistenza e pensioni ad anziani, poveri, disabili, disoccupati e in genere a persone in difficoltà. I repubblicani criticano da tempo il programma, che considerano una specie di pozzo senza fondo e fonte di sperpero di denaro pubblico, ma con varie sfumature: c’è chi vuole limitarsi ad aggiustarlo, c’è chi vuole abolirlo del tutto. Romney ha rinfacciato a Perry di aver detto che Social Security non ha prodotto «assolutamente nulla di buono», accusando il governatore del Texas di voler abolire del tutto un programma governativo che aiuta milioni di anziani e persone in difficoltà. Perry ha confermato la sua dichiarazione, dicendo che «forse è giunto il momento di usare del linguaggio provocatorio in questo paese». Romney ha risposto alludendo alla scarsa capacità di un candidato con queste posizioni di arrivare alla Casa Bianca.

Un altro scontro ha riguardato l’economia e i posti di lavoro, con Perry e Romney ad accusarsi reciprocamente di non essere stati abbastanza bravi a occuparsene. Perry ha detto che Romney è stato bravo come amministratore nel settore privato ma scadente come amministratore nel settore pubblico, creando meno posti di lavoro persino di Michael Dukakis, ex governatore democratico del Massachusetts e candidato democratico alla presidenza nel 1988. Romney ha risposto dicendo che i buoni risultati del Texas sono merito delle caratteristiche dello Stato e delle risorse naturali, e se Perry vuole prendersene il merito fa «come Al Gore che dice di avere inventato Internet».

Un altro momento significativo del dibattito è stato quello durante il quale Perry ha parlato della pena di morte. Il governatore del Texas è noto per essere uno dei maggiori sostenitori della pena capitale, a cui il suo Stato fa ricorso con grande frequenza. Il moderatore ha chiesto a Perry se la possibilità di avere condannato a morte un innocente disturba mai il suo sonno, sentendosi rispondere «No, per niente». Il nome di Perry è particolarmente legato al caso Willingham, una delle vicende più discusse di esecuzione di una pena di morte per un uomo sulla cui colpevolezza, negli anni successivi alla condanna, sono stati sollevati pesanti dubbi. Perry rifiutò di rimandare l’esecuzione nonostante alcune nuove perizie avessero suggerito maggiore prudenza, e secondo alcuni ostacolò la commissione che doveva rivedere il caso. Quando il moderatore ha detto che sotto il governo di Perry il Texas ha ucciso 234 persone, la sala è scoppiata nell’applauso più convinto della serata. La platea era composta da elettori repubblicani.

foto: Kevork Djansezian/Getty Images