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  • mercoledì 24 agosto 2011

La “borghesia” di Gaza

Il Washington Post racconta il risentimento crescente della popolazione della Striscia nei confronti della nuova "classe media" vicina ad Hamas

Il Washington Post racconta un lato meno noto della vita e della società di uno dei luoghi più poveri e martoriati del mondo, la Striscia di Gaza. Nel pezzetto di terra circondato dal mare, dall’Egitto e da Israle, esiste una qualche forma di borghesia, di “nuovi ricchi”: persone che fanno shopping nei centri commerciali appena costruiti o che celebrano i matrimoni in ricchi palazzi e vanno al mare nei bungalow sulla spiaggia. Questi consumi potrebbero essere considerati trascurabili se paragonati ai livelli occidentali, ma sono molto alti se messi a confronto alla povertà della popolazione.

La Striscia di Gaza ha 1,6 milioni di abitanti: due terzi di loro vivono sotto la soglia di povertà e hanno bisogno degli aiuti dell’ONU per sopravvivere. Metà delle persone in grado di lavorare sono disoccupate e anche chi ha uno stipendio si deve accontentare di poco. Nisrine ha 22 anni e fa la sarta: la sua paga è di 5 dollari al giorno. Sami Awad, panettiere, guadagna 9 dollari al giorno. Con quei soldi deve mantenere i suoi 5 fratelli e due nipoti. Alcuni dei nuovi ricchi, scrive il Washington Post, sarebbero molto vicini ad Hamas, l’organizzazione palestinese che nel 2006 ha vinto le elezioni palestinesi e che controlla la Striscia dal 2007, al termine di una sanguinosa guerra civile con Fatah.

“Hamas è diventata ricca alle spalle dei poveri” accusa Nisrine, che non vuole rivelare il suo cognome per paura delle ripercussioni. Il suo risentimento è condiviso da molti altri, scrive il Washington Post, ma il governo di Hamas respinge tutte le accuse, negando che il partito si sia arricchito da quando ha conquistato il potere. Yusef Rizka, un funzionario di Hamas, ha risposto alle accuse sostenendo che la corruzione non li riguarda. “C’è una nuova ricchezza che è seguita alla presa di potere di Hamas”, ha dichiarato Alaa Araj, ex ministro dell’economia di Gaza e uomo d’affari vicino all’organizzazione. “Bisogna lanciare l’allarme perché il risentimento tra la popolazione della Striscia di Gaza sta crescendo”.

A contribuire al malcelato malessere è anche la convinzione degli abitanti della Striscia di aver sofferto gli effetti peggiori dell’embargo di Israele e Egitto del 2007. Mentre Hamas è riuscito a mantenere il potere, il territorio della Striscia si è impoverito ancora di più: il commercio è morto e i residenti sono di fatto imprigionati all’interno del territorio. A Gaza c’è anche un gruppo di ricche famiglie fedeli a Fatah e storicamente legate al commercio, ma c’è meno rancore nei loro confronti: forse, suggerisce il Washington Post, perché ora non sono al potere.

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