• Mondo
  • mercoledì 10 Agosto 2011

Perché il 2011 non sarà come il 2008

Questa crisi dei mercati non è come quella di tre anni fa, spiega il Wall Street Journal, e per uscirne ci vorrà molto più tempo

Il crollo delle borse delle ultime settimane ha spinto molti giornali a fare paragoni con la crisi finanziaria del 2008, specie quando il downgrade subìto dagli Stati Uniti da parte dell’agenzia di rating Standard & Poor’s ha evocato – per potenza del momento, non solo simbolica – il fallimento della banca d’investimenti Lehman Brothers. Molti investitori hanno parlato di déjà vu e di ricorsi storici, anche. Ma la crisi dei mercati non basta da sola a dimostrare che la storia si ripete, spiega il Wall Street Journal. E chi guarda quello che sta succedendo oggi attraverso il prisma del 2008 rischia di giudicare nel modo sbagliato i problemi che sta affrontando l’economia globale.

Ci sono tre differenze fondamentali tra la crisi di tre anni fa e quella di oggi. La più ovvia è che le due crisi hanno origini diverse. La crisi del 2008 cominciò dal basso, dagli ottimisti che compravano le case grazie ai prestiti delle banche. Questa invece è iniziata dall’alto. I vari governi, incapaci di stimolare le loro economie, hanno gradualmente perso la fiducia delle comunità finanziarie. E questo ha causato una progressiva riduzione negli investimenti privati, che di conseguenza ha alimentato disoccupazione e tassi di crescita bassi. I mercati e le banche in questo caso sono le vittime, non i carnefici.

La seconda differenza è forse la più importante, continua il WSJ. Negli anni immediatamente precedenti la crisi del 2008, le imprese finanziarie e immobiliari avevano approfittato della crescente facilità nell’ottenere crediti. Quando scoppiò la bolla, il pesante intervento per diminuire i debiti che si rese necessario causò una pesante crisi recessiva. Questa volta il problema è opposto. La stagnazione economica ha spinto aziende e privati a mettere al sicuro i propri risparmi, causando una forte riduzione dei consumi e della crescita.

La terza differenza è una diretta conseguenza delle prime due, conclude l’analisi del WSJ. Date le premesse, la crisi del 2008 ebbe una sola semplice soluzione: l’intervento dei governi per fornire liquidità a tassi d’interesse bassi e il rifinanziamento delle banche. Non fu certo facile perché costrinse tutti i cittadini dei vari paesi colpiti a pagare per gli errori altrui, ma alla fine evitò una depressione economica globale. Oggi una risposta di questo tipo non è possibile: i problemi non dipendono dalla mancanza di liquidità, ma dalla mancanza cronica di fiducia degli attori del mercato finanziario nella capacità dei rispettivi governi di far ripartire l’economia.

Per uscire da questa crisi, conclude il WSJ, non basterà un’iniezione di nuovi capitali nel mercato. Bisognerà aspettare che i mercati abbiano recuperato fiducia, o che i governi abbiano preso misure significative per rilanciare l’economia. Ma ci vorrà molto tempo.