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  • lunedì 8 Agosto 2011

Diana Nyad rinuncia alla traversata a nuoto da Cuba alla Florida, a 60 anni

La nuotatrice americana è partita domenica pomeriggio da L'Avana: cercherà di battere un primato nuotando 60 ore e 103 miglia in mare aperto, senza gabbia di protezione dagli squali

Diana Nyad non è riuscita a realizzare il suo sogno: nuotare da Cuba a Key West, in Florida, restando per 3 giorni e tre notti in mare aperto, senza una gabbia di protezione dagli squali, coprendo la distanza di 103 miglia, circa 170 chilometri. Nyad, una delle nuotatrici in acque libere più famose di sempre, tentò la traversata già una volta, nel 1978. In quell’occasione nuotò protetta da una gabbia anti-squalo, per 41 ore e 49 minuti. Poi la forza della corrente e la stanchezza la costrinsero ad abbandonare la sfida. Questa mattina Diana Nyad è uscita dall’acqua dopo aver nuotata per 29 ore e aver percorso più o meno la metà del viaggio. Le difficoltà della traversata e la forte corrente del golfo hanno ostacolato la nuotatrice stremata, portandola fuori rotta e trascinandola troppo a est.

Nel 1978 Diana Nyad aveva 28 anni, ora ne ha 61. Questa volta, grazie all’aiuto di una tecnologia più avanzata e di un corpo “più vecchio ma più forte”, era sicura di farcela: “fisicamente sono molto più forte di prima, anche se a 20 anni ero più veloce”. Secondo un ricercatore della Mayo Clinic intervistato dal New York Times gli atleti, soprattutto i campioni, invecchiando diventano più capaci negli sport di resistenza: esperienza e allenamento possono compensare la mancanza di velocità. Il nuovo record di traversata in mare aperto è stato stabilito il 14 giugno scorso da Penny Palfrey, una australiano-britannica di 48 anni, che ha nuotato per 108 chilometri tra due delle Isole Cayman, nei Caraibi.

Se Diana Nyad fosse riuscita ad arrivare a Key West mercoledì, sarebbe stata la prima ad aver compiuto questa impresa senza aver bisogno di una gabbia anti-squalo. Nel 1997 una nuotatrice australiana riuscì a completare la traversata in meno di 24 ore, ma con la protezione della gabbia trascinata da una barca nuotare è più facile. E più veloce. E meno spettacolare. Prima di cimentarsi nella prova Diana si è allenata ogni giorno per un anno e mezzo. L’anno scorso in Messico ha nuotato per ventiquattr’ore.

Dopo un anno di trattative con le autorità cubane, con cui gli Stati Uniti non hanno rapporti diplomatici ufficiali, domenica Nyad si era tuffata al largo ell’Avana. Con lei c’era un team di 22 persone che l’hanno seguita fino alla fine. I problemi da risolvere prima della partenza sono stati moltissimi. L’orientamento, ad esempio. Per riuscire a mantenere la giusta rotta (una delle difficoltà maggiori quando si nuota in mare aperto e si rischia di deviare) una delle barche d’appoggio l’ha seguita con un avanzato programma di navigazione.

Due uomini in kayak, con dei bastoni di neoprene che emettono vibrazioni elettroniche che tengono lontani gli squali, le sono stati sempre accanto, pronti a intervenire in caso di necessità. Quel tratto di oceano è infestato dagli squali e dalle meduse. Per mantenere il corpo nutrito e idratato la nuotatrice ha potuto fermarsi solo per qualche minuto una volta ogni novanta minuti. Bevande proteiche e compresse gelatinose di elettroliti l’hanno aiutata a mantenere il livello necessario di calorie nel corpo. Un altro allenamento importante è stato per la concentrazione. Per esercitarsi Nyad ha ascoltato le stesse canzoni — Neil Young, i Beatles, Janis Joplin — centinaia di volte al giorno: l’obiettivo era imparare a tollerare la monotonia e a “vivere l’attimo”.