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  • martedì 2 Agosto 2011

Nuove tensioni tra Papua e Indonesia

La metà indonesiana della Nuova Guinea protesta da quarant'anni contro persecuzioni e pulizie etniche e chiede l'indipendenza

Circa 10 mila abitanti di Papua, la provincia più orientale dell’Indonesia, hanno manifestato martedì nella capitale indonesiana Giacarta e in diverse città della provincia per chiedere l’indipendenza dal governo indonesiano e il ritiro delle truppe dai loro territori. Durante le proteste nella capitale erano schierati circa 700 poliziotti in tenuta anti sommossa che hanno compiuto alcuni arresti. Altre manifestazioni si erano tenute nei giorni scorsi e la tensione è alta: lunedì alcuni uomini hanno aperto il fuoco su un pulmino nel distretto di Abepura. Quattro persone sono state uccise e altre sette ferite.

L’attentato non è stato rivendicato da nessuna organizzazione, ma secondo il governo indonesiano sarebbe legato al movimento per la liberazione di Papua (in indonesiano “Organisasi Papua Merdeka”), che lotta per l’indipendenza da Jakarta dal 1969, quando Papua venne annessa all’Indonesia con un referendum. Durante lo scorso weekend nel distretto di Punkak si sono scontrate le fazioni che appoggiano i due rivali politici, Simon Alom e Elvis Satuni, che il 9 novembre si candideranno alla prime elezioni locali nella provincia. I morti negli scontri sono stati 17.

L’isola della Nuova Guinea è divisa politicamente tra lo stato indipendente di Papua Nuova Guinea, che è attribuito all’Oceania, e la Nuova Guinea Occidentale asiatica, amministrata dall’Indonesia: che a sua volta si divide nella provincia di Papua e nella provincia autonoma di Irian Jaya Barat. L’annessione della Guinea occidentale all’Indonesia avvenne  nel 1969 con un controverso trattato. Ai papuani fu vietato votare e al loro posto votarono, sotto minaccia, mille persone scelte come rappresentati per l’intera popolazione.

Dal 1977 le truppe speciali dell’esercito di Giacarta sterminarono i ribelli dell’OPM. Le misure repressive contro la popolazione indigena, in particolar modo gli Amungme, abitanti degli altipiani centro-meridionali dell’isola, dove sono concentrate le risorse minerarie, furono molto dure. Secondo alcune stime dal 1963 ad oggi sarebbero state uccise più di 100 mila persone (più del 10% dell’intera popolazione indigena).

Il governo indonesiano è stato duramente criticato negli anni passati per gli abusi delle forze armate sugli indigeni della provincia, che è al centro di rilevanti interessi economici. Papua è ricca di risorse: la Grasberg Mine è la prima miniera al mondo per le riserve d’oro e la terza per il rame, con un profitto stimabile in 4 miliardi di dollari l’anno. La proprietaria è la compagnia Freeport-McMoRan, un gigante minerario americano: gli operai erano entrati in sciopero il mese scorso contro le paghe straordinariamente basse.

Foto: Bay Ismoyo/AFP/Getty Images