Contro il protezionismo sui libri

Anche Stefano Chiodi su Doppiozero ha molti dubbi sul fatto che la legge che riduce gli sconti sia una cosa buona per i lettori

La legge approvata dal parlamento che stabilisce un tetto massimo permesso agli sconti sui libri con l’intenzione di tutelare i piccoli editori e il pluralismo nell’offerta commerciale ha generato plausi e critiche. Oggi ne scrive Stefano Chiodi su Doppiozero.

Con una rara dimostrazione di volontà bipartisan, il Parlamento ha approvato qualche giorno fa una nuova legge che stabilisce il tetto massimo del 15% per lo sconto che le librerie possono praticare sul prezzo di copertina dei libri e permette ai soli editori di lanciare promozioni speciali con ribassi fino al 20%. In un paese in cui si è rinunciato a regolare prezzi essenziali come quelli dei carburanti, un intervento così invasivo dello Stato in un mercato tutto sommato piccolo come quello del libro è stato sin dall’inizio presentato come un provvedimento “dovuto” per salvare le piccole librerie e gli editori indipendenti dalle aggressive campagne di sconti tipiche delle grandi catene librarie e soprattutto, e qui sta il vero punto critico, delle librerie on line, ovvero in particolare di Amazon, che appena sbarcata in Italia ha subito inaugurato una campagna di forti sconti e promozioni.

(continua a leggere su Doppiozero)

foto: Tim Boyle/Getty Images

La legge contro gli sconti sui libri, l’articolo del Post quando la legge venne approvata dal Senato (marzo 2011)
– Luca Sofri: Il servizio pubblico e i libri
– Marco Cassini, fondatore di Minimum Fax: La decrescita editoriale

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