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  • giovedì 28 Luglio 2011

Che cos’è il “processo lungo”

Il Senato ha approvato una legge che l'opposizione denuncia essere fatta apposta per Berlusconi

Aggiornamento, venerdì 29 luglio – Il Senato ha approvato il disegno di legge detto “processo lungo” con 160 voti a favore e 139 contrari. Sul voto il governo aveva posto la fiducia. Il provvedimento deve ora essere votato alla Camera prima di diventare definitivo, ma non è ancora stato stabilito se la votazione avverrà a settembre o più avanti. I senatori dell’IdV, che ha votato contro insieme a PD, UdC, MpA, ApI e FLI, ha protestato in aula mostrando dei cartelli durante la discussione.

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Domani alle 10 il Senato voterà un provvedimento, definito “processo lungo” o “legge allunga processi”, che ha fatto molto litigare maggioranza e opposizione e che quest’ultima denuncia come ennesima legge ad personam, scritta a favore degli interessi personali del presidente del Consiglio.

La legge – disegno di legge 2567 – ha come primo firmatario la senatrice Carolina Lussana, della Lega Nord, e si intitola “Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo”. Inizialmente, infatti, il testo prevedeva semplicemente il divieto di ricorrere al giudizio abbreviato – cioè alla possibilità di avere uno sconto di pena sveltendo il processo – per i reati punibili col carcere a vita. Durante l’esame della legge, però, la commissione Giustizia del Senato ha inserito nel testo due altre norme, proposte dal senatore Franco Mugnai, del PdL. La prima fornisce alla difesa la possibilità di sentire un numero infinito di testimoni, salvo lo stop imposto dal giudice. La seconda stabilisce che non si possano utilizzare come prove fatti accertati con sentenze definitive in altri procedimenti.

Il governo ha posto la questione di fiducia. L’opposizione protesta e da ieri fa ostruzionismo: il senatore Zanda, del PD, in aula ha definito la legge “schifosa”. Francesco Rutelli dell’Api, solitamente più pacato, ha detto che la legge “rappresenta perfettamente la fine di questo regime”. Maurizio Gasparri, capogruppo del PdL al Senato, ha detto che “la norma va difesa perché attua pienamente i principi contenuti nella Costituzione sul diritto alla difesa dell’imputato”.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse