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  • lunedì 25 Luglio 2011

La versione di “Nafi” Diallo

Newsweek dedica la copertina alla prima intervista con la cameriera d'albergo che accusa Dominique Strauss-Kahn di violenza sessuale

In una lunga intervista su Newsweek pubblicata domenica Nafissatou Diallo, la cameriera del Sofitel di New York che accusa l’ex capo del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn di violenza sessuale, ha raccontato la sua versione su quel che è successo il 14 maggio scorso nella stanza 2806.

Diallo, che non sa leggere né scrivere, ha incontrato i giornalisti di Newsweek nello studio dei suoi avvocati, parlando “per tre ore”, anche se le sue parole usate nell’articolo non sono così tante: spiega di essere arrivata negli Stati Uniti nel 2003, sognando per sè e per la figlia, ora quindicenne, una “vita migliore”. Nella sua terra d’origine, la Guinea, aveva già perso un marito e una figlia appena nata. Poi il ricordo confuso dello stupro subito in carcere da due soldati che l’avevano arrestata per aver violato il coprifuoco a Conakry, capitale della Guinea. A momenti le viene da piangere, ma i giornalisti di Newsweek dicono che il pianto sembra un po’ forzato e sottolineano che le risposte sul suo passato sono molto vaghe.

Newsweek descrive  una donna robusta, più alta di Strauss-Kahn, orgogliosa del suo lavoro sicuro e rispettabile in un albergo di lusso: 14 camere da pulire al giorno, 25 dollari l’ora, più le mance. Ad aprile, la promozione: per sostituire una collega in maternità, le era stato affidato un intero piano, il 28esimo.

A questo punto il racconto si fa più vivo, la presunta violenza viene descritta nei dettagli: Diallo insiste di non avere mai cambiato versione su quello che successe nei quindici minuti in cui rimase nella stanza di DSK. Dopo che è entrata pensando la stanza fosse vuota, l’uomo, nudo, esce dal bagno e la butta sul letto con la forza non dandole il tempo di uscire. Lei, spaventata, cerca di difendersi, ma non vuole ferirlo, ha paura di perdere il lavoro. Poi il sesso orale, e lei che fugge nel corridodio da dove poco dopo vede Strauss-Kahn uscire e allontanarsi con il suo bagaglio. Il suo supervisor la trova lì, le chiede cosa è successo e la convince a denunciare la violenza.
“Nafi” nell’intervista suona molto determinata, vuole giustizia. “Voglio che vada in prigione. Voglio che sappia che esistono dei luoghi dove non si possono usare il potere, nè i soldi”.