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  • Sabato 23 luglio 2011

L’estradizione dell’uomo più ricercato della Cina

Lai Changxing vive in Canada ed è accusato in Cina di una serie di operazioni di contrabbando dal valore complessivo di miliardi di dollari

Aggiornamento, 16:25 – Lai Changxing è arrivato a Pechino. La polizia canadese lo ha scortato su un aereo di linea da Vancouver a Pechino, dove è stato preso in consegna dalla polizia cinese.

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La Corte Federale canadese ha rifiutato giovedì 21 luglio l’ultimo appello che Lai Changxing poteva presentare contro la sua estradizione in Cina, dove è ricercato per attività di contrabbando del valore complessivo di diversi miliardi di dollari. Lai è stato definito “l’uomo più ricercato della Cina”.

Lai era stato arrestato in Canada ai primi di luglio, e lo scorso 13 luglio un tribunale federale aveva impedito in extremis il suo rilascio dal carcere, in attesa della sentenza della Corte Federale, con un’udienza tenuta alle nove di sera.

Lai Changxing ha 53 anni e si trova in Canada dal 1999, quando arrivò con un visto turistico insieme alla moglie di allora e ai tre figli. Al momento del suo arrivo richiese lo stato di rifugiato, sostenendo che le accuse contro di lui avevano motivazioni politiche. Da allora è iniziata una lunga battaglia legale con le autorità canadesi, che gli hanno negato lo status di rifugiato politico e, con l’ultima sentenza, hanno anche ritenuto che per Lai non ci sia pericolo di vita. Lai potrebbe essere estradato già nei prossimi giorni, ma la data precisa non è stata resa nota per ragioni di sicurezza.

La Cina accusa Lai di aver pagato tangenti alle autorità della città cinese di Xiamen e della provincia di Fujian, sullo stretto di Taiwan, che nei primi anni Novanta ebbe una fortissima crescita economica anche grazie ai benefici di far parte di una delle Zone Economiche Speciali, in cui la legislazione era più orientata verso l’economia di mercato rispetto al resto della Cina. In quegli anni, Lai divenne ricchissimo e, secondo le accuse, organizzò gigantesche operazioni di contrabbando, che riguardavano tra le altre cose carburante, sigarette e auto di lusso e che sarebbero arrivate a un valore complessivo di dieci miliardi di dollari.

Nel 2009, Lai ammise in un’intervista al quotidiano canadese Globe and Mail di non aver pagato alcune tasse, ma disse di avere solamente sfruttato punti poco chiari delle leggi cinesi dell’epoca e respinse ogni accusa di corruzione.

Il Canada non prevede la pena capitale e non permette l’estradizione a imputati contro cui potrebbe essere emessa una condanna a morte nel paese dove sono ricercati. La Cina ha garantito in una nota diplomatica che Lai non sarà condannato a morte e non verrà torturato, e che funzionari canadesi lo potranno visitare durante il processo. L’avvocato di Lai, David Matas, ha detto durante l’udienza in un tribunale di Ottawa che anche per il suo cliente esiste il rischio di morire mentre sarà in custodia delle autorità, aggiungendo che già il fratello di Lai e il suo contabile sono morti nelle prigioni cinesi per cause mai chiarite e senza che fosse autorizzata un’autopsia sui loro corpi.

foto: AP PHOTO/Don MacKinnon