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  • martedì 12 Luglio 2011

«News International ha fatto un lavoro disgustoso»

Gordon Brown racconta l'invasione decennale dei giornali di Murdoch nella vita privata della sua famiglia

Lo scandalo News of the World nelle ultime ore si è arricchito di nuovi dettagli e informazioni, che sembrano confermare che i metodi utilizzati dal tabloid britannico per spiare personaggi famosi e persone coinvolte in gravi casi di cronaca fossero la norma anche nelle redazioni di altri quotidiani appartenenti a News International, la società posseduta da Rupert Murdoch. Tra le persone spiate e intercettate ci fu anche l’ex primo ministro Gordon Brown, che oggi in una intervista al Guardian e alla BBC ha dichiarato di essere rimasto scioccato nello scoprire che i giornalisti avevano cercato di accedere alla sua casella della segreteria telefonica, ai suoi dati bancari e alla documentazione medica del figlio Fraser.

Nell’intervista Brown ha definito «disgustoso» il lavoro dei giornalisti di News International, accusando la società di aver utilizzato criminali riconosciuti per invadere la privacy e i sentimenti stessi delle persone comuni, lavorando anche per ottenere vantaggi politici da queste operazioni. «Sono sinceramente scioccato da quanto è successo. Se, con tutta la protezione di cui gode un cancellerie dello scacchiere o un primo ministro, ero così vulnerabile nei confronti di sistemi illeciti senza scrupoli, che cosa poteva succedere alla gente comune? Trovo incredibile che una organizzazione con una simile reputazione potesse far soldi a spese dei comuni cittadini» dice Brown nell’intervista.

Nell’ottobre del 2006 l’ex direttore del SunRebekah Brooks, ora responsabile di News International, contattò Sarah Brown avvisandola che il giornale aveva ottenuto alcune informazioni sulle condizioni di salute di Fraser, il figlio della coppia Brown nato nel luglio dello stesso anno. Il giornale stava per pubblicare un articolo dove si dava la notizia della fibrosi cistica di cui soffriva il bambino.

L’ex primo ministro non voleva che la vita di suo figlio diventasse pubblica: «Non ho mai parlato pubblicamente delle condizioni fisiche di Fraser. Naturalmente volevamo tenere quel tipo di informazione privata. Come genitore, vuoi fare il meglio per i tuoi bambini». La telefonata di Rebekah Brooks sconvolse i Brown che «accolsero in lacrime la notizia».

All’epoca l’allora primo ministro si chiese come il giornale avesse potuto scoprire una simile notizia, tenuta volutamente segreta per non esporre Fraser, ma non riuscì a trovare risposta. Il Sun ha sostenuto di aver ottenuto quelle informazioni con mezzi leciti, ma ora Brown chiede che venga fatta chiarezza e verificato se il giornale non abbia utilizzato sistemi illeciti come negli altri casi rivelati in questi giorni sulla base delle indagini di Scotland Yard.

«Devono spiegarsi. Non riesco a pensare a nessun modo in cui le condizioni di salute di un bambino possano essere rese di pubblico dominio in maniera legittima, salvo il medico non faccia un annuncio pubblico o sia la famiglia a farlo. Non so come sia saltato fuori. Il fato è che accadde. E fu pubblicato sul Sun» dice Brown nell’intervista.

Gordon Brown sapeva anche che il Sunday Times, un altro giornale di News International, aveva ottenuto informazioni sul suo conto corrente bancario, ma all’epoca non aveva capito che i sistemi utilizzati dal giornale per ottenere simili informazioni fossero illeciti. «Violarono il mio conto in banca. Ottennero anche alcuni miei documenti legali. I rimborsi delle imposte a un certo punto furono persi. Violarono la mia documentazione sanitaria. Non so come sia accaduto.»

Per almeno due occasioni, dice l’ex primo ministro, ci sono prove inconfutabili che News International abbia assunto persone per effettuare ricerche con metodi illeciti sul suo conto. In alcuni casi, conclude Brown, i giornali della società assunsero criminali noti, anche con precedenti legati a frodi e violenze, per fare il lavoro sporco e ottenere informazioni sull’allora primo ministro.

Le informazioni sul conto corrente di Brown furono diffuse dal Sunday Times nel gennaio del 2000. All’epoca Brown era Cancelliere dello scacchiere e telefonò al direttore del giornale, John Witherow, per lamentarsi delle notizie private diffuse sul suo conto. La telefonata non ebbe però alcun seguito, a conferma del modo di fare disinvolto all’interno delle testate di News International.

Quando divenne primo ministro, Brown provò a far organizzare una inchiesta giudiziaria sui metodi utilizzati dai giornali della società per ottenere un certo tipo di informazioni: «Arrivai alla conclusione che le prove stavano diventando così consistenti sui sistemi usati da News International per indagare nella vita privata delle persone e ottenere informazioni, in particolare di persone prive di qualsiasi difesa, da rendere necessaria una indagine». Il piano non andò in porto e l’inchiesta non fu avviata.

Secondo Brown, nei suoi anni da primo ministro, News International cercò in più di una occasione di interferire con le politiche del governo, specialmente sul fronte della gestione e della regolamentazione delle telecomunicazioni. Le ambizioni della società furono frenate dal governo Brown, interessato a tutelare l’interesse pubblico, e News International decise allora di andare all’attacco con i propri giornali. «Le prove dimostreranno che diverse persone di News International abusarono del loro potere. Non c’è alcun dubbio che News International cercasse di influenzare la politica. Si tratta di un problema di abuso di potere politico e di abuso delle libertà civili».

News International ha chiesto a Gordon Brown e alle altre persone coinvolte nella vicenda di fornire tutte le informazioni necessarie, consentendo così alla società di condurre indagini su quanto affermato dall’ex primo ministro. La società ha successivamente aggiunto di non aver nulla da ridire sui metodi utilizzati dal Sun per ottenere le informazioni sul figlio di Brown.