• Mondo
  • sabato 2 Luglio 2011

Come è cambiato il caso Strauss-Kahn

Il New York Times racconta le incongruenze nella testimonianza della donna e la telefonata che mercoledì scorso ha ribaltato l'inchiesta

La notizia del colpo di scena nell’inchiesta su Dominique Strauss-Kahn è stata data ieri per prima dal New York Times, che oggi torna sulla vicenda arricchendola di molti dettagli. E spiegando che è stata una telefonata, una sola, a far capire agli inquirenti che bisognava indagare meglio e di più sulla donna che accusa l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale.

Ventotto ore dopo avere denunciato Dominique Strauss-Kahn per stupro, la cameriera del Sofitel ha parlato al telefono a un amico detenuto in un carcere in Arizona. La telefonata è stata registrata e tradotta dal Fulani, un dialetto della Guinea, il paese di provenienza della donna. Per questa ragione, la traduzione ha impiegato diverso tempo ed è stata completata solo mercoledì. La lettura della trascrizione ha allarmato gli investigatori. Un funzionario ha raccontato al New York Times che il tono della conversazione era tipo “non preoccuparti, so quello che faccio, questo tizio ha un sacco di soldi”.

Non era il primo elemento sospetto in cui si imbattevano gli investigatori. Inizialmente, nelle ore immediatamente successive alla denuncia, la donna si era descritta e comportata come una “devota e pia musulmana, distrutta da quanto accaduto”. A poco a poco la sua credibilità si è sbriciolata. La donna, scrive il New York Times, ha mentito riguardo il suo arrivo negli Stati Uniti, riguardo le violenze che aveva detto di avere subìto in Guinea, riguardo quanto aveva fatto in Guinea, riguardo le sue finanze. È stata collegata a diverse persone sospettate di altri reati. Ha cambiato versione riguardo quello che ha fatto dopo il rapporto sessuale con Strauss-Kahn. Gli incontri con i procuratori sono diventati sempre più tesi, quasi rabbiosi. E lei, inizialmente composta, durante uno degli ultimi interrogatori è scoppiata in lacrime e per poi rendersi irreperibile per molti giorni. Tutto questo, senza che la difesa abbia mosso un dito per screditarla: ha fatto tutto l’accusa, i procuratori.

Molte di queste incongruenze sono state ammesse dalla donna stessa. Inizialmente lei aveva detto di essere arrivata sette anni fa negli Stati Uniti, avendo chiesto asilo politico. Aveva raccontato di aver visto la propria casa distrutta dai soldati, visto che lei e suo marito erano oppositori del regime. Aveva detto che suo marito era stato catturato ed era morto in carcere. Poi, qualche tempo dopo, ha ammesso di avere inventato tutto e ha detto che la storia le è stata fatta imparare a memoria da un uomo che l’aveva registrata su una audiocassetta. Anche la presunta violenza sessuale subìta in Guinea è stata parzialmente ritrattata.

La donna aveva sempre detto che il suo stipendio di cameriera al Sofitel era la sua unica fonte di reddito. Nelle ultime settimane gli investigatori hanno trovato depositi da migliaia di dollari su un conto corrente intestato a suo nome. Quando gli investigatori gli hanno sottoposto la questione, la donna sarebbe rimasta in silenzio, voltandosi verso il suo avvocato. L’ufficio del pubblico ministero ha detto che la donna ha mentito sul suo reddito per potere avere diritto a vivere in una casa popolare, e ha detto di avere a carico il figlio di un suo amico per pagare meno tasse.

Ultima cosa, il cambio di versione riguardo quanto accaduto dopo il rapporto sessuale. Davanti al grand jury, a maggio, la donna aveva detto di essere scappata dalla suite di Strauss-Kahn e di essersi rifugiata nel corridoio principale finché non aveva visto Strauss-Kahn prendere l’ascensore. Poco dopo era arrivato al piano il suo supervisore. Martedì scorso la donna ha detto ai procuratori di essersi “dimenticata di dire una cosa”. La donna ha detto di essere uscita dalla stanza di Strauss-Kahn e di essere entrata in un’altra stanza, la 2820. Di averla pulita e di essere poi tornata nella suite di Strauss-Kahn, e di avere pulito anche quella. Solo a quel punto sarebbe arrivato il supervisore. Un controllo effettuato sulle carte magnetiche dell’albergo, però, ha smentito questa nuova versione.

Secondo l’avvocato della donna, quanto accaduto dentro la suite di Strauss-Kahn è l’unica cosa che conta. «È un fatto che la vittima ha fatto degli errori», ha detto ieri alla stampa, «ma questo non vuol dire che non sia stata violentata».

foto: STAN HONDA/AFP/Getty Images