(AP Photo/Richard Gill, Department of Conservation)
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  • martedì 28 giugno 2011

Come sta il pinguino che si è perso

Ha sbagliato strada di 3000 km, ha mangiato la sabbia, è stato operato dal miglior chirurgo neozelandese, ora sta meglio, ma non si sa cosa farne

(AP Photo/Richard Gill, Department of Conservation)

Lunedì 20 giugno una signora che passeggiava sulla spiaggia di Peka Peka a Waikanae, una città nella parte meridionale dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, ha incontrato un pinguino.
Il pinguino era a circa 3200 km di distanza da dove sarebbe dovuto essere, non ci sono pinguini sulle spiagge della Nuova Zelanda, di solito: gli esperti hanno ricostruito che probabilmente stava nuotando nei mari antartici in cerca di polpi e krill e si è allontanato dal gruppo, perdendosi e deviando dalle rotte abituali della sua specie.
Il pinguino ha circa dieci mesi, è alto circa 80 cm ed è un “imperatore”; gli imperatori sono la specie più alta e grande, tra i pinguini. Possono crescere fino un metro e venti e e pesare fino a 35 chili, e possono resistere in acqua, anche in mare aperto, per mesi di seguito, tornando sulla terra soltanto per fare la muta o riposarsi. A differenza di altre specie più piccole di pinguini, vivono solo nelle regioni estremamente meridionali della terra.

Quando è stato avvistato, il pinguino di Peka Peka Beach appariva ben nutrito, con un discreto strato di grasso corporeo: e nonostante i 14-15 gradi dell’inverno neozelandese siano un po’ troppi per lui, gli esperti hanno considerato che non era a rischio di disidratazione.

Dopo averlo osservato, gli ufficiali della guardia marina e la protezione animali hanno dapprima deciso di non intervenire, e hanno chiesto alle persone che arrivavano sulla spiaggia attratte dalla notizia di stare almeno a 100 metri di distanza dall’animale, e di non lasciare che i cani gli si avvicinassero. L’intenzione della protezione animali era quella di lasciare che “la natura facesse il suo corso”: il pinguino non poteva essere preso e riportato da dove veniva perché nel suo viaggio poteva aver contratto malattie di ceppi non presenti in Antartide, e il rischio che contagiasse gli altri pinguini della colonia era troppo alto. Il trasporto in Antartide in questa stagione, poi, sarebbe stato complesso.

Il pinguino – nel frattempo ribattezzato da alcuni “Happy feet” per via del cartone animato – ha però cominciato ad inghiottire la sabbia della spiaggia, scambiandola per la neve su cui è solito muoversi. Anche se i pinguini imperatori possono bere acqua di mare, normalmente per ingerire liquidi mangiano la neve. Quello arrivato a Waikanae non poteva sapere che la sabbia non si sarebbe sciolta nel suo stomaco, e soprattutto non poteva sapere che insieme alla sabbia avrebbe introdotto altri residui diversi che gli avrebbero fatto male. Ha cominciato a dare segni di malessere, era sempre più letargico e mostrava di soffrire per le temperature così inusuali per lui.

La protezione animali ha quindi considerato che, tenuto conto dell’attenzione che la storia del pinguino aveva ormai ottenuto dai media in tutto il mondo (e in Nuova Zelanda gli sviluppi sono ogni giorno sui giornali e sulle homepage), c’era il rischio che per aiutarlo intervenissero persone in buona fede ma prive delle competenze necessarie.

Per evitare di metterlo più in pericolo di quanto già non fosse, giovedì, insieme allo staff dello zoo di Wellington, lo hanno prelevato e l’hanno trasferito allo zoo per visitarlo e curarlo. Per il viaggio, di 80 km, il pinguino è stato sollevato e messo in una sorta di vasca da bagno di ghiaccio, caricata poi su un furgone. I veterinari dello zoo hanno poi tentato di liberargli la gola da quello che aveva inghiottito, ma non sono riusciti del tutto, e hanno dovuto operarlo chirurgicamente. Ieri l’animale è stato sottoposto a un’endoscopia, con l’ausilio della quale cui sono stati estratti i corpi estranei (bastoncini, alghe, piccoli sassi) che aveva inghiottito insieme alla sabbia.

L’operazione è stata condotta da uno dei migliori chirurghi (per pazienti umani) della Nuova Zelanda, e ha avuto successo. Il New Zeland Herald racconta oggi che il pinguino si sta riprendendo velocemente dall’operazione e ha mangiato del pesce. Domani si verificherà con una radiografia se sta andando tutto bene. La guarigione completa potrebbe richiedere dei mesi e ancora i veterinari non sanno se e come il pinguino potrà tornare in Antartide.

Sul futuro del pinguino gli esperti si dividono tra chi pensa che debba essere riportato in Antartide (con l’economista Gareth Morgan che si è proposto di pagare per il trasporto), o tenuto in cattività in Nuova Zelanda. Oltre al fatto che riportarlo ora sarebbe impossibile perché in inverno è difficilissimo organizzare un trasporto, la protezione animali spiega che per l’animale il viaggio potrebbe essere molto stressante. Anche la possibilità di tenerlo in cattività, però, ha delle controindicazioni: in Nuova Zelanda non ci sono strutture che possano garantire al pinguino le giuste condizioni climatiche, e soprattutto non ci sono altri pinguini imperatori. Una soluzione sarebbe trasferirlo in un acquario in California, ma il viaggio sarebbe ancora più lungo di quello per tornare in Antartide. Un’altra prospettiva è quella di lasciarlo in mare al largo della costa sud della Nuova Zelanda, quando guarirà, e sperare che ritrovi la strada di casa. I veterinari però sono diffidenti. Il dottor Mark Oams ha commentato che: «per il pinguino sarebbe una situazione molto difficile[…]. Personalmente non credo che sarebbe la scelta migliore per lui. L’uomo è troppo facilmente sedotto dall’idea del ritorno alla natura, ma dobbiamo ricordarci che questo non è un film ma la vita reale».

 

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