Il problema della siccità in Cina

In molte aree del paese le piogge sono scarse da anni, specialmente dove si coltiva il riso

Lo scorso febbraio, la FAO pubblicò un messaggio in cui esprimeva preoccupazione per il raccolto di grano nella Pianura Settentrionale Cinese, la grande area pianeggiante intorno al fiume Giallo e ai suoi affluenti che, nella parte più a nord, comprende anche la capitale Pechino. Dopo l’allarme, il primo ministro Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao fecero visita alle regioni a rischio e promisero investimenti e attenzione da parte del governo. Il grano viene raccolto in questo periodo e il ministro dell’agricoltura Han Changfu ha festeggiato su un grande palco allestito in un campo di grano della provincia di Henan, tra le bandiere rosse e i mezzi agricoli, una produzione per quest’anno in linea con le aspettative.

Time spiega che, se per questa volta la minaccia sembra essere stata evitata, l’agricoltura cinese potrebbe dover affrontare altre sfide nel prossimo futuro. In gran parte della Cina centrale i livelli delle precipitazioni sono tra i più bassi degli ultimi cinquant’anni e la siccità è molto grave nelle zone in cui si concentra la produzione cinese di riso, che sta cominciando a crescere in queste settimane. Se per quanto riguarda il grano il pericolo è stato evitato, ora si presenta il problema del riso. I prezzi di alcuni prodotti agricoli come cavoli e sedani, che richiedono grandi quantità di acqua, sono già aumentati tra il 10 e il 15% nelle ultime settimane, ma le autorità assicurano che questo non accadrà per il riso.

Per poter tenere bassi i prezzi se continuerà la siccità, però, le autorità dovranno ricorrere alle riserve alimentari. Il governo ha dichiarato negli ultimi anni che queste, per quanto riguarda i cereali, sarebbero addirittura del 30-40% della produzione annuale, un dato altissimo se si tiene conto dell’enorme mercato cinese. Ma anche se le cifre fossero ritoccate verso l’alto, probabilmente la Cina è ben sopra la soglia del 17-18% che raccomanda la FAO per far fronte a eventuali periodi di carestia.

La memoria della Grande Carestia che colpì il paese tra il 1958 e il 1961 è ancora ben viva in Cina. Le responsabilità del disastro, che fece milioni di morti, furono in gran parte delle politiche agricole di Mao, che collettivizzò forzatamente la produzione e destinò migliaia di contadini alle industrie siderurgiche, ritenute la priorità nazionale. La produzione di cereali crollò di più del 25% tra il 1958 e il 1960. Alle colpe del governo si aggiunsero difficili condizioni climatiche e ambientali, come la devastante alluvione del Fiume Giallo nel 1959 e la siccità del 1960. Oggi, il governo cinese investe molto sull’importanza dell’autosufficienza agricola per quanto riguarda i cereali e sulla necessità dell’aumento della produzione.

foto: AP Photo/ Eugene Hoshiko