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  • giovedì 2 giugno 2011

Il governo giapponese traballa

Il premier Kan è stato costretto a promettere le sue dimissioni per sopravvivere a un voto di sfiducia

Il governo del primo ministro giapponese, Naoto Kan, è sopravvissuto ieri a un voto di sfiducia promosso dall’opposizione. La vittoria nel voto parlamentare ha avuto però un prezzo particolarmente costoso per Kan, che ha promesso di dare le dimissioni in autunno o comunque una volta stabilizzata la precaria situazione del paese a seguito del terremoto e dello tsunami dello scorso gennaio. Il Giappone, sintetizza l’Economist, si trova ad affrontare la più grossa situazione di emergenza dalla fine della Seconda guerra mondiale con un governo azzoppato.

L’incertezza riguardo il voto di fiducia di ieri si deve ai malumori presenti da settimane dentro lo stesso partito, il Partito Democratico. La fazione dei democratici che ha meno in simpatia Kan è quella dell’ex premier Yukio Hatoyama, definito “vendicativo” dall’Economist, che a sua volta era stato costretto a dimettersi un anno fa. Ichiro Ozawa, l’altro nemico interno di Naoto Kan, si è astenuto nel voto parlamentare ma ha lasciato che i cento parlamentari della sua corrente sostenessero il premier. Per ottenere un voto compatto del suo partito, però, Kan è stato costretto a promettere le sue dimissioni. Il Partito Liberaldemocratico, all’opposizione, non ne esce meglio: pur di ribaltare il governo ha minacciato di fare ostruzionismo per impedire l’approvazione di alcune importanti leggi di bilancio volte a stanziare il denaro necessario alla ricostruzione.

Il problema per Naoto Kan è che il voto di ieri dimostra quanto diviso è il suo partito, di cui lui comunque ha bisogno se vuole superare l’ostruzionismo ad alcune misure di importanza vitale, come la legge finanziaria speciale per la ricostruzione delle aree danneggiate e l’aumento della tassa sui consumi.

Naoto Kan non sembra essere in grado di approfittare di due cose che potrebbero avvantaggiarlo: la reazione positiva dei cittadini giapponesi alle iniziative forti, dopo il disastro, e la scarsa credibilità dei suoi principali rivali. Secondo Jeff Kingston della Temple University di Tokyo, il Giappone rischia una completa paralisi del suo sistema politico. In un momento in cui davvero non può permetterselo.

foto: TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images

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