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  • venerdì 13 Maggio 2011

La carta di credito di Augusto Minzolini

La storia del "benefit compensativo" concesso e poi ritirato da Masi al direttore del Tg1, che ha portato a un'indagine per peculato

Ieri la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Augusto Minzolini. Il direttore del Tg1 è indagato per peculato, in relazione al suo utilizzo della carta di credito aziendale fornitagli dalla RAI per le spese di rappresentanza. Il procuratore aggiunto di Roma, Alberto Caperna, ha detto che l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto, in seguito all’esposto presentato dall’Italia dei Valori nei confronti di Minzolini. Ora la procura dovrà valutare se il direttore del Tg1 ha abusato della carta di credito per finalità che esulano dal suo incarico professionale. La storia comincia qualche mese fa, a novembre del 2010.

Le spese di Minzolini
Al momento di analizzare il bilancio del 2010 della RAI, viene fuori – e lo raccontano i giornali – che le spese di rappresentanza del direttore del Tg1 superano di molto quelle dei suoi omologhi di Tg2 e Tg3, nonché quelle di presidente e direttore generale della RAI. La carta di credito aziendale American Express data a Minzolini, infatti, da settembre del 2009 a settembre del 2010 era stata usata per pagare 63.000 euro: “oltre 5mila euro al mese”, scriveva Repubblica, “tra pranzi, hotel di lusso e weekend di lavoro (Positano, Santa Margherita Ligure, Saturnia)”. Sempre Repubblica: “Minzolini in 14 mesi avrebbe «effettuato 129 giorni lavorativi in trasferta», su 56 trasferte (Istanbul, Londra, Marrakech, Cannes, Praga) solo in 11 verrebbe «indicato lo scopo della missione»”. Il tutto mentre direttore generale e presidente della RAI erano rimasti dentro i 35.000 euro l’anno. Mario Orfeo, allora direttore del Tg2, aveva speso 6-7.000 euro in tutto l’anno, come lui i vicedirettori generali Antonio Marano e Giancarlo Leone. Fin dal primo momento Minzolini ha spiegato di doversi muovere di più dei suoi colleghi, avendo una redazione a Milano, e di fare viaggi utili alla qualità del suo telegiornale, prendendo contatti utili, promuovendo la testata.

Le indagini
Nino Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione della RAI in quota centrosinistra, aveva chiesto allora di aprire un’indagine interna, accordata pochi giorni dopo da Mauro Masi. Passa qualche mese, però, e Masi fa marcia indietro. Siamo a febbraio, i giornali riportano il testo di una lettera inviata dallo stesso ex direttore generale della RAI a Nino Rizzo Nervo. “Minzolini ha sempre rispettato le regole e non emergono violazioni”, scrive Masi, che difendendo il direttore del Tg1 rivela alcuni particolari dell’accordo tra questo e l’azienda. Si dice, in sostanza, che la carta di credito di Minzolini è “una sorta di benefit compensativo” e che il presidente Garimberti “può sicuramente confermare”. Garimberti smentisce: “Non ero in alcun modo a conoscenza che la carta di credito concessa al direttore del Tg1 fosse un benefit compensativo”. C’è dell’altro, così Repubblica del 2 febbraio 2011.

Nel carteggio con Masi (da due giorni a disposizione di tutti i consiglieri di amministrazione) Rizzo Nervo rileva anche la “stranezza” dei numerosi viaggi di Minzolini: 129 giorni lavorati fuori sede in un anno. Nel foglio trasferte, solo per un numero esiguo si specifica il motivo del viaggio. Quale è la ragione di queste “lacune”? Lo spiega Masi: «Quando non è stato indicato lo scopo della missione ciò è avvenuto per motivi di riservatezza previa autorizzazione telefonica della direzione generale». E quali sono le mete “segrete” di Minzolini pagate dall’ azienda? Tra le altre compaiono Marrakech (2 volte), Cannes (2 volte), Ischia, Capri, Positano, Cortina, Taormina, Praga, Istanbul, Dubai, Madonna di Campiglio. Località turistiche di grande prestigio raggiunte nel 90 per cento dei casi durante i week-end, anche lunghi. Masi però illustra come «questo lavoro di rappresentanza» possa diventare «proficuo per la testata e per l’ azienda». Fa l’ esempio dell’ uso dalla carta di credito per incontrare a Capodanno 2009-2010 esponenti del governo marocchino «instaurando un rapporto tale per cui sei mesi dopo un redattore del Tg1 è messo nelle condizioni dal governo di Rabat di fare un reportage sulle infiltrazioni del terrorismo fondamentalista. Ebbene – scrive il dg – credo che l’azienda ci abbia più che guadagnato».

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