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  • mercoledì 11 Maggio 2011

Giappone, due mesi dopo

Mentre iniziano i lavori di demolizione, le stime ufficiali parlano di quasi 15mila morti e ci sono ancora migliaia di dispersi

Oggi il Giappone ha osservato un minuto di silenzio per ricordare il terremoto che ha colpito il paese esattamente due mesi fa. Nell’infografica del Guardian che riportiamo qui sotto sono visualizzate le conseguenze nelle città della costa orientale, in cui il terremoto e lo tsunami hanno fatto i danni maggiori: per ogni località si registrano i morti accertati, i dispersi e il numero di edifici danneggiati.

Le ultime stime ufficiali parlano di 14.949 morti, mentre i dispersi sono almeno 10.000. Circa 120.000 persone continuano a vivere in rifugi di emergenza nelle loro città di origine, a volte rifiutando di spostarsi nelle abitazioni temporanee che sono state costruite altrove. Sono in corso gigantesche operazioni di demolizione e rimozione delle macerie: le ruspe guidate dai soldati radono al suolo intere aree residenziali pericolanti, alcune delle quali non verranno ricostruite, sotto gli occhi degli ex abitanti che nelle pause possono recuperare parte dei loro beni dalle macerie. I proprietari delle case espongono una bandiera rossa se le loro case possono essere rase al suolo e una bandiera gialla se i bulldozer si devono invece limitare a liberare i dintorni.

Il governo stima che ci vorranno circa tre anni per gestire i resti dei circa 95.000 edifici distrutti. Milioni di tonnellate di detriti che devono essere riciclate, bruciate o eliminate, operazioni per cui il governo ha già stanziato più di due miliardi di euro.

Intorno alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, circa 80.000 persone rimangono lontane dalle loro case che si trovano all’interno dell’area di evacuazione, estesa per 20 chilometri intorno all’impianto. Vivono principalmente in rifugi ricavati nelle palestre. Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha annunciato ieri che il Giappone abbandonerà il piano energetico precedente il disastro: attualmente il paese otteneva circa il 30% dell’energia dalle centrali nucleari, e il piano prevedeva di raggiungere il 50% entro il 2030. Il nuovo piano investirà invece sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili, un settore che finora è stato trascurato dalle politiche governative.

Sul piano economico, alcune stime hanno parlato del disastro giapponese come del più costoso della storia. La Toyota, una delle maggiori aziende del paese, ha annunciato che il suo utile operativo è addirittura triplicato, ma l’aumento è dovuto principalmente ad operazioni finanziarie: la produzione di auto è ancora dimezzata e la Toyota rischia di perdere il primo posto nella classifica mondiale del numero di veicoli venduti, a vantaggio della General Motors.