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  • martedì 10 Maggio 2011

Il piano B dell’operazione bin Laden

Gli Stati Uniti erano pronti a combattere le forze pakistane, se si fossero opposte alla cattura di bin Laden

Il Pakistan non ha gradito di essere stato informato dell'operazione solo a cose fatte

Lo scorso 2 maggio il presidente Barack Obama ha comunicato l’avvenuta uccisione di Osama bin Laden a opera delle forze speciali statunitensi ad Abbottabad, in Pakistan. Il modo in cui sono andate le cose durante e dopo il blitz, però, non è che uno dei modi possibili in cui poteva evolversi la situazione sul campo: per questa ragione gli Stati Uniti erano pronti ad affrontare altre ipotesi che consideravano realistiche, come la cattura di bin Laden da vivo o l’opposizione dell’esercito pakistano.

Secondo nuovi dettagli sull’operazione diffusi dalla Casa Bianca e riportati dal New York Times, durante il blitz due team di specialisti erano in attesa: uno pronto a seppellire bin Laden nel caso in cui fosse stato ucciso, come in effetti è avvenuto, l’altro composto da avvocati, interpreti e membri dell’intelligence nel caso in cui fosse stato catturato vivo. Quest’ultimo team si trovava a bordo di una nave della Marina americana, molto probabilmente la Carl Vinson nel nord del Mar Arabico.

Inoltre, gli Stati Uniti erano pronti a combattere contro le forze militari pakistane: era stato lo stesso presidente Barack Obama a insistere che la squadra che guidava l’assalto fosse rinforzata dalla presenza di altri due gruppi militari per rispondere a un eventuale attacco. Uno scontro di questo tipo avrebbe naturalmente reso i rapporti tra i due stati ancora più difficili di quanto non siano adesso.

La pianificazione dell’intervento dimostra quanto poco gli Stati Uniti si fidassero dell’intelligence pakistana. Il piano originale prevedeva che due elicotteri d’assalto americani restassero in attesa sul confine con l’Afghanistan e intervenissero solo in caso di difficoltà. Ma in quel caso sarebbero rimasti a circa 90 minuti di volo da Abbottabad e così Obama, dieci giorni prima dell’operazione, ha deciso di cambiare programma e fare pressioni sui suoi comandanti perché rafforzassero le forze militari che affiancavano i Navy SEALs. Ne è scaturita la decisione di mandare altri due elicotteri con a bordo altri due team d’assalto pronti a intervenire in caso di necessità. «Vista la difficoltà delle nostre relazioni con il Pakistan, il presidente non voleva lasciare niente al caso», ha detto uno dei funzionari della Casa Bianca che ha preferito restare anonimo.

All’inizio le forze americane avevano ricevuto l’ordine inderogabile di non lasciarsi coinvolgere in uno scontro con le forze pakistane. Ma Obama era preoccupato che questo non bastasse a proteggere la missione e alla fine aveva deciso che bin Laden sarebbe stato portato su una nave americana per evitare contese territoriali. Il piano iniziale prevedeva di catturarlo vivo e interrogarlo. Alla fine si è deciso di far partecipare alla missione anche un team incaricato di gestire il suo cadavere. I funzionari hanno ammesso che la missione è sempre stata sbilanciata in favore dell’uccisione, data la possibilità che bin Laden fosse armato o avesse con sé una cintura esplosiva.