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Perché Kenneth Branagh ha diretto Thor

Lo spiega lui stesso al Post

di gabriele niola

Tim Burton ha diretto due film su Batman, Ang Lee quello su Hulk e Michel Gondry ha fatto un film da Green Hornet. La serie di autori considerati “alti” e intellettuali che dirigono un film commerciale su un supereroe, adesso raccoglie l’accoppiata Kenneth Branagh/Thor.
Branagh è uno dei maggiori interpreti e registi contemporanei delle opere shakespeariane, Thor è il protagonista di una serie di fumetti Marvel, un dio nordico che opera tra i mortali come un eroe, e che si è guadagnato un film uscito al cinema questa settimana. Prima d’ora Branagh aveva lavorato poco per il cinema e concentrandosi più che altro su trasposizioni d’eccezione (Enrico V, Molto rumore per nulla e Amleto), più altre opere tra il teatrale e il letterario (Frankenstein di Mary Shelley o Il Flauto Magico). Come dice lui: “Copioni con molti thou e thee”.

Thor invece è parte di un progetto più grande dei Marvel Studios: realizzare diversi film su diversi supereroi (Iron Man, Capitan America, Hulk…) per poi lanciare un filmone che li riunisca tutti (I Vendicatori in uscita nel 2012).
Dunque il più teatrale dei registi cinematografici contemporanei per uno dei progetti più commerciali dell’anno, e oltretutto in 3D. E il regista è il primo ad ammettere la stranezza della situazione:

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Ho accettato proprio perché era strano. È sempre una cosa buona per un artista essere sorpreso e costretto a rivedere se stesso. Avvicinandomi ai 50 avevo bisogno di essere messo alla prova. Ma la verità è che la situazione è stata assurda fin dall’inizio. Sono atterrato ad Hollywood di domenica e la sera prima avevo finito l’ultima replica di uno spettacolo tratto da Cechov in un teatro in Irlanda. Dall’aeroporto arrivo diretto al meeting che mi attendeva. Ero stato chiuso per mesi in un teatro e stavo andando ad incontare i rappresentanti di una grandissima major, mi sentivo giovane, un giovane che fa cose strane. Per strada c’era del muzak molto forte e la Rodeo Drive era deserta. Una cosa stranissima se si calcola che era Dicembre. Mi sentivo l’ultima persona rimasta ad Hollywood, non c’era nessuno in strada o davanti ai negozi costosi. Era una cosa spiazzante e sorprendentemente affascinante. Avevo 47 anni e mi sentivo di averne 7.

In un certo senso è stata un’esperienza irripetibile, non so se ci sarà ancora la Rodeo Drive deserta e il muzak nelle strade. Ma sul serio è strano non mi era mai capitato prima di pensare al sequel di un mio film! Si potrebbe fare e io potrei non esserci, oppure sì. Non lo so.

In realtà non è un film così lontano dai miei soliti. Ad esempio con Chris [il protagonista ndr] per trovare un esempio di giovane principe in ansia per la prima battaglia, come dovrebbe essere Thor, abbiamo lavorato su una parte di un dialogo dell’Enrico V.
Vedi, parte del segreto di Shakespeare è che la regia è tutta indicata nelle battute e i dialoghi stessi parlano di chi sono queste persone. In questo film ho fatto lo stesso.

Considera che vado al cinema due volte a settimana a vedere film anche molto commerciali, dunque ne vedo moltissimi sui supereroi. Mi piace proprio andare nei primi weekend di proiezione in sale grandi con moltissime persone e una proiezione spettacolare. Quelle in cui c’è chi fa rumore, i telefoni che squillano, le luci eccetera.