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  • domenica 17 Aprile 2011

Le elezioni di oggi in Finlandia

I recenti scandali finanziari e l'ascesa dei Veri Finlandesi potrebbero cambiare gli equilibri nel sistema politico

Oggi si vota in Finlandia per rinnovare tutti i 200 seggi della camera unica del Parlamento, che si chiama Eduskunta in finlandese e Riksdag in svedese, l’altra lingua ufficiale del paese parlata dal 5% circa della popolazione. I parlamentari sono eletti con un sistema proporzionale in quindici distretti elettorali. Ogni distretto elegge un numero di rappresentanti proporzionato alla sua popolazione, fino a un massimo di 35 parlamentari eletti nel distretto di Uusimaa (che comprende l’area metropolitana intorno a Helsinki).

Il sistema politico finlandese è estremamente stabile ed è dominato da tre partiti maggiori dal peso elettorale pressapoco equivalente. Alle elezioni precedenti hanno preso il 23%, il 22% e il 21%. Vediamoli più da vicino.

Partito di Centro (KESK)
Fondato nel 1906, è tradizionalmente il partito più forte della storia finlandese, anche se non ha mai superato la soglia del 30% dei voti. È un partito molto forte nei piccoli centri rurali del nord del paese, dove spesso ha la maggioranza nei consigli municipali. Non è mai stato un partito con una forte ideologia: sin dalle origini ha difeso gli interessi degli agricoltori e portato avanti il principio della decentralizzazione politica e amministrativa. È un partito europeista che ha avuto un ruolo molto importante per l’adesione della Finlandia all’Unione Europea. Alle elezioni del 2007 è stato il partito di maggioranza relativa, con il 23% dei voti e 51 seggi. L’attuale leader del partito, e primo ministro, è Mari Kiviniemi, in carica da giugno 2010. Ha preso il posto di Matti Vanhanen, anche lui del KESK e primo ministro dal 2003 al 2010.

Partito di Coalizione Nazionale (KOK)
Fondato nel 1918, è oggi un moderno partito liberale europeo, fortemente europeista, che governa insieme al KESK grazie al suo 22,3% ottenuto alle elezioni del 2007. Occupa 50 seggi dell’Eduskunta. Nato come partito monarchico e rimasto fortemente ostile a Mosca durante la Guerra Fredda (un momento molto delicato per la Finlandia, data la sua vicinanza geografica e la guerra persa contro l’URSS) le sue posizioni politiche sono oggi moderate, proponendo riduzioni delle tasse e una minor presenza dello stato nella vita dei cittadini. È molto forte a Helsinki e tra la borghesia più ricca del sud del paese.

Partito Socialdemocratico (SDP)
Nel 2007 ha ottenuto il 21,4% dei voti e 45 seggi e nel parlamento che sarà rinnovato oggi è la principale forza di opposizione. Dopo la Seconda Guerra mondiale adottò una linea politica più moderata rispetto agli altri grandi partiti di sinistra europei e decisamente nazionalista e democratica, tanto da essere finanziato generosamente dalla CIA. Il SDP è particolarmente forte tra le aree operaie e industriali, come le zone del commercio di legname nel sudest del paese. Negli ultimi anni sembra in difficoltà: alle elezioni europee del 2009 ha ottenuto il peggior risultato di sempre, con il 17,5%.

Altre forze politiche importanti sono i Verdi, i postcomunisti dell’Alleanza di Sinistra (VAS), il Partito Popolare Svedese e i Veri Finlandesi (PS).

Perché queste elezioni sono interessanti
Il sistema partitico così stabile che abbiamo descritto potrebbe essere messo in discussione proprio dalle elezioni di oggi. Un recente scandalo sui finanziamenti delle campagne elettorali ha interessato tutti i tre partiti maggiori e gran parte di quelli minori: dopotutto, negli ultimi anni hanno partecipato quasi tutti, in vario grado, a responsabilità di governo. Lo scandalo ha favorito la destra populista dei Veri Finlandesi di Timo Soini (di cui avevamo già parlato), un leader carismatico e dichiaratamente cattolico che è membro del Parlamento Europeo dal 2009. Alle elezioni europee di quell’anno, il PS vinse uno storico 9,8% dei voti, e da allora i sondaggi lo hanno dato costantemente in crescita, fino addirittura a stimarlo intorno al 18% in marzo. I Veri Finlandesi spingono per diminuire il contributo finanziario all’Unione Europea e sostengono che i paesi più virtuosi nella gestione dei conti pubblici debbano pagare meno per i paesi in difficoltà dell’Unione, come Grecia, Irlanda e Portogallo.

Gli ultimi sondaggi danno il Centro e il SDP al 18%, con il KOK poco sopra il 20%. I Veri Finlandesi potrebbero essere l’ago della bilancia nella formazione del prossimo governo, e concludere un’era nella storia politica del paese.

Foto: una donna al voto oggi in una scuola di Espoo, vicino a Helsinki.
(JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)