Che cos’è lo “shutdown” del governo americano

Repubblicani e Democratici non hanno ancora trovato un accordo sul budget e c'è il rischio dello stop alla spesa pubblica

Il governo degli Stati Uniti è al lavoro per l’approvazione del nuovo budget, la legge finanziaria, che stabilisce quanto denaro potrà spendere e in che modo per un anno. La scadenza è formalmente già passata, ma a causa dell’impossibilità di trovare un accordo definitivo, il Congresso ha approvato due volte un budget limitato per ottenere qualche settimana in più per le trattative. La nuova scadenza arriverà domani a mezzanotte.

Il punto sul quale Democratici e Repubblicani faticano a trovare un accordo sono i tagli alla spesa. I Repubblicani hanno il controllo della Camera e propongono tagli per 60 miliardi di dollari, i Democratici – che sono maggioranza in Senato – sono disposti a mettere mano alla spesa pubblica ma non in modo così incisivo e massiccio, per non rischiare di bloccare la ripresa economica.

I Repubblicani hanno proposto di far slittare i lavori di un’altra settimana per prendere tempo, ma a patto di approvare immediatamente un primo pacchetto di tagli. In questo modo i Repubblicani tenteranno pure di dare ai democratici la colpa di un eventuale fallimento dei negoziati, che porterebbe alla mezzanotte di domani al cosiddetto “government shutdown”. I Democratici hanno rifiutato l’offerta.

Lo “shutdown” prevede sostanzialmente il congelamento della capacità di spesa del governo, che in pratica non avrebbe più autorità per spendere il denaro per servizi non essenziali. Il denaro per le forze dell’ordine, per i pompieri, per le forze armate, per la gestione del traffico aereo e per le infrastrutture non verrebbe toccato dal provvedimento, mentre le tante agenzie federali che non si occupano di servizi essenziali dovranno fermare le operazioni e lasciare a casa i dipendenti. Se dal prossimo sabato dovesse scattare lo shutdown, si stima che 800mila lavoratori rimarrebbero senza un lavoro, su due milioni circa di impiegati federali. Senza contare i danni provocati all’economia dalla mancata erogazione di importanti servizi.

Le agenzie federali hanno già iniziato a prepararsi per il peggior scenario. Il senatore Harry Reid, leader della maggioranza democratica in Senato, si è detto pessimista sulla possibilità di evitare uno shutdown, a questo punto. Secondo Reid, nelle ultime ore i Repubblicani avrebbero messo sul piatto un numero eccessivo di nodi da sciogliere, dai tagli ai finanziamenti per le interruzioni di gravidanza ad alcune modifiche alla legge sulle emissioni nocive per l’ambiente: tutti problemi difficili da risolvere in così poco tempo. Ieri un incontro serale tra Harry Reid, John Boehner, il presidente repubblicano della Camera, e Barack Obama non è andato a buon fine e ha fatto aumentare lo scetticismo sulla possibilità di trovare un accordo in tempi brevi. I negoziati stanno proseguendo anche oggi, ancora senza risultati.

Secondo i sondaggi, se si arrivasse allo shutdown gli elettori darebbero principalmente la colpa ai Repubblicani. L’ultimo shutdown risale al 1995: anche allora c’era alla Casa Bianca un presidente democratico in cerca di rielezione, Bill Clinton, e anche allora i Repubblicani erano reduci da una vittoria alle elezioni di metà mandato e molto combattivi soprattutto alla Camera. All’epoca l’episodio si rivelò un disastro proprio per i Repubblicani, che furono accusati dall’opinione pubblica di essersi disinteressati delle condizioni del paese per ragioni politiche: ovviamente nessuno può garantire che stavolta accada lo stesso.