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  • lunedì 7 Marzo 2011

La lotta sui tagli al bilancio degli Stati Uniti

I repubblicani hanno proposto tagli per 60 miliardi di dollari, i democratici non vogliono andare oltre i 6

Se non si troverà un accordo entro il 18 marzo, il governo dovrà sospendere le sue attività

Sabato, durante il consueto messaggio settimanale, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha parlato tra le altre cose della situazione riguardo la legge sul bilancio federale in discussione in questi giorni al Congresso. I repubblicani alla Camera hanno fatto approvare una proposta che taglia 60 miliardi di dollari e che secondo i democratici avrebbe effetti disastrosi sull’economia e sui consumi; questi propongono una misura ben più ridotta, che taglierebbe 6 miliardi di dollari. La discussione questa settimana si sposterà al Senato, dove i democratici hanno la maggioranza e dove Obama spera si trovi un buon compromesso a metà strada.

Il tempo è poco. La scadenza per l’approvazione del governo sarebbe già passata ma la settimana scorsa il Congresso ha approvato un pacchetto di norme che finanzia le attività del governo per altre due settimane. L’asticella è stata spostata quindi al 18 marzo: se entro quella data non ci sarà un accordo, il governo dovrà sospendere le sue attività. Una cosa che è già successa altre volte, nella storia degli Stati Uniti: l’ultima nel 1995, anche allora con un presidente democratico in cerca di rielezione, anche allora con dei repubblicani reduci da una vittoria alle elezioni di metà mandato e molto combattivi soprattutto alla Camera. All’epoca l’episodio si rivelò un disastro proprio per i repubblicani, che furono accusati dall’opinione pubblica di essersi disinteressati alle condizioni del paese per ragioni politiche, ma ovviamente nessuno può garantire che stavolta accada lo stesso.

La partita è di difficile lettura sia per i democratici che per i repubblicani. Se per questi ultimi il rischio è ripetere l’errore del 1995 ed essere visti come i responsabili di una situazione di incertezza e instabilità, i primi sanno che le grandi dimensioni del deficit pubblico rendono obbligatori dei sacrifici e che lo stato dell’economia giocherà un ruolo fondamentale anche nel prossimo ciclo elettorale. La settimana scorsa Obama aveva presentato una propria proposta di budget: da quella bozza, ben descritta da un’infografica del New York Times, i democratici sono disposti a tagliare cinquanta miliardi di dollari. Si tratta però di una proposta che non è mai stata approvata dal Congresso, quindi le dichiarazioni dei democratici restano nel campo delle intenzioni: concretamente partono da sei miliardi, non si sa ancora dove sono disposti ad arrivare. Obama ha minacciato di usare il suo potere di veto su una misura incisiva come quella proposta dai repubblicani.

Sia Nancy Pelosi, leader dei democratici alla Camera, che Harry Reid, leader dei democratici al Senato, hanno detto di essere disposti a fare altri compromessi ma di aver già fatto molto. Anche loro si trovano a ricoprire una posizione delicata: anche all’interno del partito democratico c’è un fronte influente che vorrebbe più incisività nei tagli, composto soprattutto dai deputati più centristi e dai senatori che dovranno affrontare un tentativo di rielezione tra meno di due anni. Obama ha sempre chiarito su quali punti del bilancio non è disposto a trattare dei tagli: istruzione, innovazione, energia.

foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images