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  • lunedì 4 Aprile 2011

Gli Stati Uniti mollano il presidente dello Yemen?

Secondo il New York Times, il governo americano sta cercando un modo per rimuovere il suo alleato Saleh

Lo Yemen è un alleato strategico degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo di al Qaida

Oggi il New York Times scrive di avere saputo da fonti ufficiali che gli Stati Uniti avrebbero cambiato posizione sulle proteste in Yemen e che starebbero cercando un modo per rimuovere dal potere il presidente Ali Abdullah Saleh, loro storico alleato. Finora il governo americano non è mai intervenuto apertamente per criticare Saleh, neanche quando lo scorso 18 marzo l’esercito sparò sulla folla uccidendo oltre cinquanta manifestanti. Il governo dello Yemen è un alleato strategico molto importante per la lotta degli Stati Uniti contro la frangia yemenita di al Qaida e non poteva essere scaricato da Washington con la stessa rapidità con cui è successo in Tunisia ed Egitto.

Il governo americano avrebbe iniziato a cambiare posizione dalla scorsa settimana, scrive il New York Times. Nonostante ancora non ci sia stata nessuna dichiarazione pubblica, alcuni rappresentanti del governo avrebbero fatto sapere ai loro alleati del governo yemenita che la presenza di Saleh è diventata intollerabile e che per lui è arrivato il momento di andarsene. Un funzionario del governo yemenita ha confermato che i negoziati sono già in corso: «Gli americani hanno fatto pressioni per un passaggio di potere fin dall’inizio, sono ancora coinvolti nei negoziati». Il New York Times scrive che la proposta avanzata da Washington prevede il trasferimento di potere a un governo ad interim guidato dal suo vicepresidente finché non ci saranno nuove elezioni.

Per Washington la cosa più importante è assicurare un passaggio di potere che consenta al governo americano di portare avanti le proprie operazioni di contro-terrorismo nel territorio yemenita. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno rifornito di armi lo Yemen e in cambio ottenuto il permesso a condurre operazioni di intelligence militare e bombardamenti contro i rifugi di al Qaida.