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  • venerdì 11 Marzo 2011

L’alba del giorno dopo in Giappone

È sorto il sole: il rischio sulla centrale nucleare e il numero dei morti sono ancora difficili da misurare

Mentre in Giappone sorge l’alba e la situazione dell’impianto nucleare di Fukushima resta incerta, dall’altra parte dell’oceano Pacifico si vedono gli effetti dell’onda causata dal terremoto, che ha colpito le coste americane.
Subito dopo la scossa, la pressione del reattore 1 dell’impianto nucleare di Fukushima-Daiichi è cresciuta molto durante il periodo in cui l’impianto di raffreddamento di emergenza del nocciolo è rimasto disattivato per mancanza di energia elettrica e da allora la situazione è andata peggiorando. Intorno alle otto di sera italiane, il ministro del commercio giapponese Banri Kaieda ha detto che le autorità stavano valutando il rilascio di vapore radioattivo per abbassare la pressione del reattore. Verso le 22.30 ora italiana, il primo ministro giapponese Naoto Kan ha detto che tutti gli abitanti nell’arco di 10 km dalla centrale devono essere evacuati, mentre le agenzie di stampa parlano di livelli di radiazioni mille volte sopra la norma. La Tokyo Electric Power Company ha detto che un rilascio di materiale radioattivo che potrebbe già essere avvenuto.

Nelle stesse ore della notte il Giappone ha subito una seconda scossa molto intensa, oltre alle numerose di assestamento che hanno seguito quella di stamattina: intorno alle 20 ora italiana un nuovo sisma di magnitudo 6,7 ha colpito la prefettura di Niigata, nel nordovest del Giappone, sulla costa opposta rispetto al primo terremoto. La scossa, seguita da un’altra simile dopo 45 minuti, ha causato frane e valanghe, ma non si hanno per ora notizie di vittime nella zona. La polizia di Sendai ha dichiarato che sulla spiaggia vicino alla città sono stati trovati tra i 200 e i 300 corpi. L’agenzia di stampa Kyodo parla di più di mille vittime in tutto il Giappone. L’ultima stima della polizia è di 184 morti, 722 feriti e 530 dispersi.

L’onda causata dal terremoto ha raggiunto la costa orientale americana. Nel nord della California, vicino al confine con l’Oregon, la città di Crescent City ha subito danni molto gravi nella zona del porto. L’ondata ha distrutto decine di barche e un uomo che stava scattando foto dello tsunami nella zona è disperso. Nella cittadina di Fort Bragg, 350 km a sud di Crescent City, le banchine del porto sono state portate via dall’acqua. Si ha notizia di danni contenuti, invece, alle isole Hawaii, nel sud della California e lungo la costa messicana.

Lo tsunami arriverà presto alle coste del Sudamerica. Sull’isola di Pasqua la popolazione è stata portata all’aeroporto, che con i suoi 45 metri sul livello del mare dovrebbe essere un rifugio sicuro. Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha dichiarato lo stato di emergenza. Nelle prossime ore è atteso l’arrivo dello tsunami anche sulle coste cilene, a 14.000 km dall’epicentro del sisma. Anche se l’onda dovrebbe aver perso gran parte della sua intensità quando raggiungerà il Sudamerica, le autorità del Cile sono pronte, in caso di necessità, ad evacuare migliaia di persone dalla costa.