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Facebook contro i suicidi

Il social network sta sperimentando un nuovo sistema per segnalare chi annuncia di volersi togliere la vita sulle sue pagine

Metti che un tuo amico pubblica su Facebook alcuni strani aggiornamenti, sembra molto depresso e inizi a temere che potrebbe farsi del male. Per quanto sia certamente complicato capire se si tratti di una effettiva emergenza o di una semplice impressione sbagliata, per aiutare i propri iscritti Facebook ha da poco stretto un accordo con Samaritans, un’associazione del Regno Unito che si occupa della prevenzione dei suicidi. L’accordo dovrebbe consentire a Facebook di ridurre il numero di casi di persone che annunciano sulle proprie pagine di volersi suicidare.

Il Centro di assistenza del social network offre una sezione apposita per la segnalazione di questo genere di problemi. Al momento un sostegno diretto è offerto agli iscritti che accedono a Facebook dal Regno Unito e dall’Irlanda attraverso Samaritans e dagli Stati Uniti attraverso la National Suicide Prevention Lifeline, la linea telefonica attiva in tutti gli stati per la segnalazione di persone che potrebbero suicidarsi. La pagina dell’assistenza invita gli iscritti a incoraggiare «anche l’utente che ha pubblicato questi contenuti a contattare i numeri» di aiuto.

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Nella pagina vengono anche segnalate alcune risorse per aiutare gli utenti a capire meglio quali siano i segnali dei comportamenti a rischio, che potrebbero indicare l’intenzione di un proprio contatto di farla finita. Facebook mette anche a disposizione un modulo per la “Segnalazione di contenuti che fanno riferimento ad atti suicidi”. Nel modulo occorre indicare la URL del messaggio sospetto pubblicato sul social network, la data di pubblicazione del contenuto, il nome e cognome di chi ha pubblicato l’aggiornamento e se possibile alcune informazioni aggiuntive.

Ricevuta una segnalazione, Facebook ne valuta il livello di emergenza e decide se allertare le autorità del paese da cui proviene la segnalazione o, nei paesi in cui sono attivi accordi con le associazioni, di contattare i gruppi come Samaritans che si occupano 24 ore su 24 di questi problemi. Il sistema è stato sperimentato per tre mesi senza essere pubblicizzato dal social network e sembra abbia funzionato bene. Stando alle informazioni fornite da Samaritans, nei novanta giorni di prova sarebbero giunte solamente segnalazioni veritiere e nessuno scherzo di cattivo gusto.

Sull’Atlantic Wire, Eli Rosenberg spiega che il servizio contro i suicidi arriva dopo alcuni gravi fatti di cronaca che in maniera più o meno indiretta hanno coinvolto anche Facebook. Lo scorso settembre, un giovane studente della Rutgers University, l’ateneo statale del New Jersey, lasciò un breve messaggio sul social network, annunciando che si sarebbe lanciato da un ponte. Il ragazzo era stato vittima di un caso di bullismo: il suo compagno di stanza aveva messo online un video di un rapporto sessuale del ragazzo suicida con un altro ragazzo.

Un altro caso si è verificato prima di Natale nel Regno Unito. Simone Back ha scritto sulla propria pagina Facebook di aver assunto tutte le pillole che aveva in casa, aggiungendo poi che sarebbe «presto morta». Quel messaggio fu probabilmente visto da alcune centinaia dei suoi 1.048 contatti sul social network, ma nessuno lanciò l’allarme fino al giorno dopo, quando ormai era troppo tardi.

È difficile dire se con il nuovo sistema e il recente accordo con Samaritans le storie del ragazzo del New Jersey e di Simone Back sarebbero andate diversamente. Attraverso il servizio contro i suicidi, Facebook cerca comunque di allontanare un po’ di polemiche, rilanciando la propria immagine su un fronte particolarmente delicato. Per le associazioni a tutela dei dati personali, il nuovo sistema potrebbe però violare la privacy degli utenti a causa dei falsi allarmi inviati, magari in buona fede, dagli altri iscritti preoccupati per gli aggiornamenti che leggono sulle pagine dei profili.