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  • lunedì 28 Febbraio 2011

La Bielorussia ha violato l’embargo verso la Costa d’Avorio

L'ONU denuncia che il presidente Gbagbo ha ricevuto tre elicotteri da guerra

Gbagbo è ancora al potere nonostante la sconfitta elettorale subita lo scorso novembre

Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha accusato la Bielorussia di violare l’embargo internazionale che impedisce di vendere armi alla Costa d’Avorio. Secondo Ban Ki-moon si tratterebbe di tre elicotteri da guerra che ora sarebbero nelle mani dei soldati leali a Laurent Gbagbo, presidente “abusivo” della Costa d’Avorio, ancora al potere dopo la sconfitta elettorale dello scorso novembre. Il ministro degli esteri bielorusso respinto le accuse definendole «senza fondamento». Secondo l’ONU un aereo carico di armi dovrebbe atterrare oggi nel paese. Ban Ki-moon ha detto che «si tratta di una grave violazione dell’embargo in vigore dal 2004», e ha chiesto che il Consiglio di sicurezza si riunisca al più presto per decidere eventuali sanzioni.

Domenica gli scontri tra i sostenitori dei presidenti rivali hanno interrotto il segnale televisivo ad Abidjan, la più grande città del paese. Diversi testimoni hanno detto di aver visto del fumo e delle fiamme salire lungo la trasmittente della tv di stato. Hanno raccontato che durante la notte ci sono state delle schermaglie tra i gruppi rivali nei pressi del trasmettitore. Il presidente Gbagbo da settimane si serve della tv di stato per mandare in onda la sua versione dei fatti. Domenica tre operatori delle Nazioni Unite sono stati feriti in un agguato alla periferia di Abidjian. L’ONU si trova nel paese per proteggere il presidente Ouattara, che dal giorno delle elezioni si trova in un hotel nel centro di Abidjan.

Gbagbo è presidente del paese dal 2000. Lo scorso novembre si sono tenute le elezioni presidenziali in cui ha ottenuto il 45,9 per cento delle preferenze a fronte del 54,1 per cento ottenuto dal suo oppositore, Alassane Ouattara. Per non lasciare il potere, Gbagbo ha fatto pressioni sulla Corte costituzionale che ha annullato numerose schede favorevoli a Ouattara, decretando così la riaffermazione del presidente uscente. La decisione della Corte e l’ostinazione di Gbagbo hanno portato a numerosi scontri tra i sostenitori dei due candidati presidenti. Le violenze hanno causato fino a ora la morte di centinaia di persone e il ferimento di altre migliaia, scene che hanno fatto temere l’esplosione di una nuova guerra civile in un paese che con grandi difficoltà sta cercando di tornare a un assetto pienamente democratico. Nonostante i ripetuti inviti dell’ONU e della comunità internazionale ad abbandonare la presidenza, Gbagbo nei primi giorni di dicembre ha prestato giuramento per il nuovo mandato da presidente. Ouattara ha contestato la scelta di Gbagbo e ha deciso di tenere una cerimonia simile, giurando da presidente. Entrambi gli esponenti politici hanno poi formato un loro governo dando inizio a una lunga fase di stallo.

La Bielorussia, invece, è considerata “l’ultima dittatura d’Europa”. Il suo presidente, Lukashenko, è arrivato al potere nel 1994 nelle prime elezioni dopo la fine dell’Unione Sovietica, e ha rafforzato la sua posizione anno dopo anno con leggi e misure autoritarie. Oggi è al suo terzo mandato presidenziale, tutti ottenuti dopo tornate elettorali considerate truccate dagli osservatori indipendenti.

foto: ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images