Oggi il giudizio sul legittimo impedimento

La Corte Costituzionale entra in camera di consiglio stamattina, i pronostici dei giornali sono per la bocciatura della legge

I quindici giudici (quattordici uomini, una donna) della Corte Costituzionale entrano stamattina alle 9,30 in camera di consigio, ovvero si riuniscono a porte chiuse – strachiuse, i giornalisti non sono ammessi neanche nel palazzo – per prendere una decisione sulla costituzionalità della legge sul Legittimo Impedimento, che consente ai ministri – soprattutto al Presidente del Consiglio – di chiedere una sospensione dei processi che li riguardino per impegni di governo.

La previsione di Repubblica è che la sentenza sia annunciata con un comunicato nel tardo pomeriggio, il Corriere dice che “nessuno si spinge a prevedere” i tempi. Molti giornali hanno fatto i conti e segnalano un bilancio di 8 voti a 7, con la maggioranza per una bocciatura del legge. È ancora in campo l’ipotesi che la bocciatura non sia tout court ma riduca molto l’ambito di possibile applicazione del Legittimo Impedimento imponendo modifiche alla legge. Questo tra l’altro farebbe probabilmente saltare il referendum contro la legge chiesto dall’Italia dei Valori e accettato ieri dalla stessa Corte Costituzionale. Ma appare più lontana la possibilità che questa bocciatura parziale ottenga un compromesso e un’adesione maggiore da parte dei vari giudici della corte, obiettivo cercato nei giorni scorsi: ci vorrebbe un giudizio ancora meno critico per conquistare l’adesione dei giudici favorevoli alla legge.

Un’eventuale sentenza che annulli il Legittimo Impedimento rimetterebbe in moto i tre processi milanesi contro Silvio Berlusconi, ma con ritardi e lunghezze che rendono probabile una successiva prescrizione: molti dei giudici che se ne occupavano sono stati trasferiti di ruolo o sede. Silvio Berlusconi, il cui governo rischia di registrare una nuova sconfitta, ha detto ieri ai giornalisti a Berlino – dove si trova in visita – che il giudizio della Corte non influirà sulla sopravvivenza del governo.

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