Da dove arriva la lista dei conti in Svizzera

La "lista Falciani" prende Hervé Falciani, l'uomo che ha consegnato i dati alla Francia

Una storia da film di spionaggio, tra dati riservati e trattative con i servizi segreti

di Francesco Costa

I giornali di oggi dedicano molto spazio a una lista di nomi contenuti nella cosiddetta “lista Falciani”, un elenco di persone e società titolari di conti correnti in Svizzera, molte delle quali sono sotto inchiesta a Roma per omessa o incompleta dichiarazione fiscale. Per ragioni perfettamente comprensibili, le attenzioni dei giornalisti e dei lettori si concentrano sull’elenco dei nomi, e quindi fanno l’elenco dei personaggi pubblici presenti nella lista. Che è un passatempo che ha un suo fascino pruriginoso ma non rende giustizia alla storia cinematografica di questa lista, che si chiama “lista Falciani” perché Hervé Falciani è il nome della persona che l’ha prodotta.

Hervé Falciani
È nato a Montecarlo nel 1972. Ha doppia nazionalità, francese e italiana, ed è un esperto di informatica. Dal 1994 al 2001 lavora nel reparto sicurezza del casinò di Montecarlo. Nel 2002 è stato assunto della filiale svizzera di HSBC, uno dei più grandi gruppi bancari al mondo, con sede a Londra. Federico Fubini ha scritto sul Corriere della Sera che Falciani “svolgeva un’attività fra le poche in crescita in questi anni di crisi: setacciava milioni di dati riservati sulla clientela, in cerca di informazioni commercialmente utili”. Sul suo computer, in sostanza, finiscono i dati personali di 100.000 clienti della banca svizzera. Falciani dice che il suo compito era “sperimentare nuovi sistemi informatici” e che per questo “facevo il back-up dei modelli sul portatile aziendale”. Qui le versioni divergono: da una parte il racconto che Falciani fa di quello che è successo, dall’altra quello di una donna che si chiama Georgina Mikhael.

Georgina Mikhael
Ha 35 anni e ha doppia nazionalità, francese e libanese. Lavorava anche lei nella filiale svizzera di HSBC, era una collega di Falciani. Secondo molti giornalisti era la sua amante, Falciani non ha mai commentato la loro relazione. Fatto sta che Georgina Mikhael è diventata negli anni la sua più grande accusatrice, dopo essere stato quantomeno sua collega e sodale. In un’intervista rilasciata qualche mese fa a Le Monde, la donna ha accusato Falciani di averla “manipolata”: sostiene che i due abbiano trafugato i dati riservati dai server della banca con lo scopo di scappare, venderli e passare il resto della loro vita campando di rendita. “La nostra intenzione è sempre stata vendere i dati e fare dei soldi, nonostante lui ora si presenti come un cavaliere bianco”.

La versione di Falciani
Come abbiamo detto, Falciani sostiene invece che i dati sono finiti sul suo pc mentre “faceva il back-up”. Lavorando a questa operazione, l’informatico sostiene di avere “scoperto per caso che il sistema era vulnerabile”. Dice di averne parlato con i dirigenti della banca, poi con un non meglio precisato “organismo di controllo con sede a Ginevra”. Nessuno avrebbe mostrato interesse: secondo Falciani perché la presenza di un sistema opaco e vulnerabile gioverebbe alle banche. “È sempre stato così perché alla banca conveniva”, ha detto Falciani alla Stampa lo scorso aprile. Per ripulire soldi sporchi “basta un’attività fittizia, un clic. I computer sono le vere armi del 2010. Nella HSBC c’erano server paralleli, uno per i movimenti, l’altro per gli approdi dei capitali. Ripeto: nessuna tracciabilità”. In sua difesa Falciani ricorda di non aver fatto “neanche un giorno di galera”: e ribadisce di non aver mai rubato segreti bancari né tantomeno aver cercato di rivenderli.

A chi viene offerta la lista
Che alla banca sia stata offerta, come dice Falciani, o no, come dice Mikhael, la cosa certa è che la lista non finisce nelle loro mani. L’altra cosa certa è che, prima di finire nelle mani delle polizie europee, la lista finisce in Libano. Ce la portano Falciani e Mikhail, in viaggio insieme. Falciani ha detto di essere “stato avvicinato da due agenti del Mossad”, che temevano “un’intrusione nel sistema” e quindi gli hanno chiesto di “capire se alcuni dipendenti della banca fossero in realtà delle spie”: e si sarebbe recato a Beirut in occasione di questi colloqui. Georgina Mikhail racconta tutta un’altra storia: Falciani avrebbe tentato di rivendere la lista in Libano, offrendola a quattro banche diverse e spacciandosi per l’amministratore di una inesistente società finanziaria con sede a Hong Kong. Il viaggio non va a buon fine, i due tornano in Svizzera. Siamo alla fine del 2007.

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