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  • giovedì 23 Dicembre 2010

In Costa d’Avorio la cose non migliorano, anzi

La Banca Mondiale ha tagliato i fondi al paese a causa della crisi in corso

Nonostante le insistenze di ONU e Francia, il presidente Gbagbo non si dimette

La Banca Mondiale ha congelato i finanziamenti alla Costa d’Avorio in seguito alla crisi in cui è caduto il paese, che rischia di sfociare in una nuova guerra civile. Quasi un mese fa il presidente in carica Laurent Gbagbo ha negato l’esito delle elezioni, che hanno indicato il suo avversario Alassane Ouattara come vincitore, e da allora si rifiuta di lasciare il palazzo presidenziale, difeso da parte dell’esercito ivoriano. Al momento la Costa d’Avorio ha quindi due presidenti, e la divisione ha portato a diversi scontri violenti nel paese. Ouattara è sostenuto dall’ONU e dai ribelli del nord del paese.

È stato il direttore della Banca Mondiale in persona, Robert Zoellick, ad annunciare la sospensione degli aiuti economici, dal valore totale di 841,9 milioni di dollari. “La Banca Mondiale ha fermato il prestito di denaro alla Costa d’Avorio, e l’ufficio della Banca Mondiale [nella capitale Abidjan] è stato chiuso”, si legge in un comunicato della banca, che — insieme alla Banca per lo Sviluppo dell’Africa e all’Unione Africana — ha chiesto le dimissioni del presidente Gbagbo.

Gbagbo ha reagito con fermezza alla notizia, definendo ingiusta la decisione della Banca Mondiale. Il consigliere speciale del presidente, Yao Gnamiea, ha spiegato che si tratta di “uno stallo politico, non un problema governativo, e credo quindi si tratti di una decisione ingiusta e frutto di cattiva informazione. La Costa d’Avorio ha un sistema legale e delle istituzioni proprie, e userà ogni risorsa per risolvere questo problema”.

Qualche giorno fa, la Francia ha chiesto a tutti i francesi presenti in Costa d’Avorio, circa tredicimila, di lasciare il paese. Sia l’ONU che la stessa Francia, tramite le parole del presidente Nicolas Sarkozy, hanno più volte intimato Gbagbo di dimettersi e lasciare il paese, minacce che non hanno però sortito effetto. Gbagbo ha invitato l’Unione Africana e altri paesi — tra cui Cina, Russia e Unione Europea — a formare un team per ricontare le schede elettorali, e ha invitato le forze di pace dell’ONU a lasciare il paese. L’ONU ha risposto allungando a sei mesi il periodo di permanenza dei caschi blu sul territorio ivoriano.

Le elezioni di fine novembre dovevano essere l’occasione per riunire il paese e favorire la pacificazione dei territori, ma l’esito incerto del voto ha fatto nascere nuove tensioni tra le due fazioni che si sono confrontate. In un primo momento la vittoria era stata attribuita a Alassane Ouattara, ma dopo pochi giorni il presidente uscente Lauren Gbagbo ha contestato il voto e ha ottenuto dalla Corte Costituzionale un verdetto che di fatto ha sovvertito l’esito delle elezioni, attribuendogli un nuovo mandato. Il 4 dicembre il presidente ha prestato giuramento per il suo nuovo mandato, scatenando le proteste degli oppositori guidati da Ouattara, che ha a sua volta indetto una cerimonia per celebrare il proprio giuramento e ha messo in piedi una propria amministrazione. Il governo di Outtara al momento ha sede in un hotel della capitale ed è protetto dai soldati ONU.

Foto: SIA KAMBOU/AFP/Getty Images