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  • mercoledì 22 Dicembre 2010

Belen o non Belen?

Caterina Soffici attacca Gad Lerner sulla pubblicità Tim, Lerner risponde

L’altro giorno il Post aveva segnalato – citando un articolo di Aldo Grasso – la rivendicazione di disobbedienza civile commerciale di Caterina Soffici, giornalista e autrice di “Ma le donne no“, che aveva criticato la campagna pubblicitaria di Tim con Belen Rodriguez. Grasso accusava Gad Lerner di aver preso le distanze da Soffici malgrado i suoi precedenti impegni “femministi”. La stessa Soffici ha quindi attaccato Lerner sul Fatto spiegando le sue ragioni: Lerner l’ha ripresa sul suo blog e ha risposto.

Riporto l’articolo dedicatomi quest’oggi da Caterina Soffici su “Il Fatto”. Segue risposta.
Gad Lerner su Vanity Fair dedica la sua rubrica a indignarsi contro chi ha osato criticare la pubblicità della Tim con Belén. Nella fattispecie se la prende con la sottoscritta perché a giugno, quindi ben prima delle recenti polemiche sul calo delle vendite e sulla sostituzione della signorina Rodriguez come testimonial, avevo raccontato nel corso di un incontro pubblico di non aver comprato la chiavetta della Tim perché disturbata da quella pubblicità, che ritenevo maschilista, offensiva dell’immagine femminile, l’espressione massima insomma di quella “retrograda sottocultura italiana” che Lerner si vanta di denunciare nella sua trasmissione televisiva. Questo succedeva in un convegno organizzato dal comitato “Pari o Dispare” alla Statale di Milano, con partecipazione di Emma Bonino e molte altre donne delle professioni e della società civile, impegnate in una battaglia controgli stereotipi di genere, le discriminazioni sul lavoro, in famiglia. Scrive l’indignato Lerner: “Non mi assocerò a una campagna puritana di boicottaggio della povera, simpatica Belén, tanto più ora che si pretende di addebitarle il calo delle vendite dei prodotti Tim”.
Vorrei per prima cosa rassicurare il dipendente Telecom, Gad Lerner, che ho poi comprato la chiavetta Tim nonostante Belén, perché l’offerta era la migliore per le mie esigenze. Quindi, almeno da parte mia ho contribuito a tenere alte le vendite (e il suo lauto stipendio). Vorrei poi chiarire che qui non si tratta di campagne perbeniste e puritane. Le battaglie etiche le lasciamo alle Binetti e ai ciellini e non c’è niente di personale contro la povera Belén, vittima più che artefice di quella pubblicità.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

(continua a leggere sul blog di Gad Lerner)