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  • domenica 19 Dicembre 2010

Un’idea genialmente ministeriale

Adriano Sofri commenta il progetto del Daspo applicato al fare politica

La notizia delle iniziative del Ministero dell’Interno per garantire maggiore sicurezza durante le manifestazioni politiche è commentata oggi su molti quotidiani, e su Repubblica da Adriano Sofri.

Il governo annuncia un pugno più duro con le manifestazioni politiche, a cominciare dalle prossime degli studenti e degli universitari. Il governo non si risparmia. Fa le veci del Parlamento. Fa le veci della magistratura, si impegna all’unisono, interni e giustizia, a spiegarle che i ragazzi fermati vanno tenuti in galera. Si profonde in avvertimenti sul ritorno del Sessantotto e degli anni di piombo. Dal’45 al Sessantotto erano passati 23 anni. Dal Sessantotto a oggi 42. I “ragazzi” di oggi, dai 41 anni in giù, sono nati dopo il Sessantotto, e dai 40 in giù dopo lo sbarco sulla luna.
Che studenti ricercatori operai vadano sui tetti al governo sembra seccante, ma fino a un certo punto. Da lì possono solo scendere, o buttandosi di sotto, e non c’è problema, o dalle scale, e basta aspettarli e rimetterli al loro posto. Che dai tetti scendano nelle strade e le riempiano e tornino ad avere insieme obiettivi definiti e un’ispirazione generale, che ripudino una presunta riforma e non ne possano più di un’intera idea del senso della vita, questo il governo non può sopportarlo. Il governo ha tutto il potere, e lo venera come un sacramento, il Parlamento è un incidente sempre più superfluo, giustizia e stampa (non servili) cerimonie fastidiose, le polizie – quando non manifestano a loro volta contro il governo – un privato servizio d’ordine.
La cosa è culminata – per il momento – nell’invenzione del Viminale: l’estensione del Daspo alle
manifestazioni politiche – cioè alla politica. Essendo le manifestazioni politiche appunto il modo di manifestarsi della politica, la proposta vale né più né meno all’esonero di polizia di un certo numero di cittadini – “ritenuti pericolosi” – dalla politica, e dunque, per completare il giro di parole e di fatti, dalla cittadinanza. Ascoltare la trovata e sorridere – o ridere francamente – è fin troppo facile.

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