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  • domenica 19 Dicembre 2010

Sistema elettorale all’australiana

Angelo Panebianco fa il punto del quadro politico e suggerisce una strada per salvare il maggioritario

Oggi sul Corriere della Sera il politologo Angelo Panebianco ricapitola le prospettive della politica italiana e prova a spiegare meglio un meccanismo per cambiare la legge elettorale che aveva già suggerito.

Lo sbocco politico dell’attuale situazione sembra inevitabile: elezioni a primavera, con il rischio che ci consegnino un Parlamento ingovernabile, senza una maggioranza stabile. Ma se gli attori che contano riuscissero a mettere da parte i tatticismi e a ragionare in termini strategici, ecco che potrebbe aprirsi una fase interessante, utile per il Paese.
Dopo il «ritiro» per k.o. tecnico sul voto di fiducia di Gianfranco Fini, sono solo tre i lottatori rimasti in gara: Berlusconi, Bossi e Casini. Le loro scelte decideranno il futuro. Bossi vuole le elezioni? Sembra di sì, lo ha ripetuto ieri. Sa che avrebbe un forte successo elettorale ma, essendo un politico lungimirante, sa anche che correrebbe dei rischi. Se i consensi per il suo alleato Berlusconi franassero al Sud e si formasse una nuova maggioranza imperniata sui centristi e sulla sinistra, Bossi si troverebbe escluso dal governo, forse per un periodo lungo. La sua promessa di federalismo diventerebbe via via meno credibile agli occhi degli elettori leghisti. Se così è, la partita che più conta è quella fra Berlusconi e Casini.
Casini ha un grosso problema: deve decidere cosa fare da grande, quando Berlusconi uscirà di scena. Essendo poco plausibile che voglia diventare il nuovo Prodi del centrosinistra, deve scegliere: vuole essere in permanenza il leader di una piccola formazione centrista che contratta di volta in volta con la destra e con la sinistra o vuole entrare in una gara per la leadership di un centrodestra alternativo alla sinistra? Vecchi riflessi democristiani lo spingono verso la prima opzione, la sua storia personale dovrebbe rendergli più attraente la seconda. Ma il presupposto di una gara per la leadership del centrodestra è che il centrodestra continui a esistere, che non si disgreghi.

(continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)