Cosa dicono i cables dell’ambasciata USA su Berlusconi e internet

L'ambasciata USA riporta le proteste contro la legge che avrebbe "minacciato la democrazia"

In un altro rapporto, le parole di Berlusconi su internet: uno strumento "cruciale per il futuro" che andrebbe "controllato meglio"

El Pais ha pubblicato due documenti, ottenuti da Wikileaks, dell’ambasciata statunitense a Roma che riferiscono al Dipartimento di Stato le critiche alla prima versione del Decreto Romani, la legge su televisione, cinema e internet poi approvata con diverse modifiche a fine febbraio, e la posizione di Berlusconi su internet, uno strumento che per il PresdelCons è “cruciale per il futuro e la salvaguardia della libertà”, che avrebbe però bisogno di “maggiore controllo per prevenirne utilizzi estremisti”.

Il primo rapporto è datato 3 febbraio 2010 ed è firmato dall’incaricata d’affari dell’ambasciata Elizabeth Dibble — la stessa che aveva delineato il profilo di Berlusconi per Barack Obama — che inserisce qualche commento all’interno di un documento che, prevalentemente, dà voce agli oppositori della legge. Dibble non sembra conoscere particolarmente bene il decreto, ma pare raccogliere più i pareri dei contrari alla legge che quello dei suoi promotori al governo. Lei stessa lo dichiara nel titolo: “Secondo gli oppositori, la legge italiana su internet soffocherebbe la libertà di parola e minaccerebbe la democrazia”.

Il rapporto analizza i vari punti controversi della proposta, diversi dei quali sono poi stati stralciati nella stesura finale della legge: l’equiparazione del web alla televisione (citato dai giornali come “bavaglio del web”) e il taglio della pubblicità dal 18 per cento al 12 per cento per le reti televisive, che avrebbe danneggiato soprattutto Sky in favore di Mediaset. Il sommario in testa al rapporto di Dibble dice:

I contrari alla nuova legge italiana per regolamentare internet dicono che questa metterebbe in pericolo la libertà di parola e minaccerebbe la democrazia italiana. La legge sembra inoltre favorire le televisioni di Mediaset a scapito di Sky, uno dei suoi più grandi concorrenti. Il governo italiano dice che la legge implementa le direttive europee per armonizzare la regolamentazione dei media, e che i provvedimenti criticati servono a proteggere il materiale sotto copyright, a proteggere i bambini dalle programmazioni innapropriate, ed evitare che i consumatori paghino due volte venendo sottoposti a pubblicità su canali televisivi a pagamento. I critici dicono che il decreto va ben oltre l’obiettivo e lo spirito della legge europea, e limita duramente la libertà d’espressione su internet. A causa della regolamentazione su pubblicità e contenuti, qualcuno vede il decreto come una manovra di Berlusconi per aumentare il proprio controllo sulle comunicazioni e indebolire i concorrenti di Mediaset. […] Se i politici dell’opposizione e i professionisti delle telecomunicazioni hanno reagito duramente alla proposta di legge, la questione non è arrivata sulle prime pagine dei giornali e non ha quindi causato una reazione pubblica forte. Nonostante le proteste del governo italiano, la legge è problematica perché sembra essere stata scritta per dare al governo abbastanza libertà di manovra per bloccare o censurare i contenuti su internet.

Dibble illustra sommariamente i contenuti principali della proposta di legge, e cita poi diverse opinioni contrarie, tra le quali quella del presidente dell’AGCOM Corrado Calabro, quella dei dirigenti Sky e quella del giornalista dell’Espresso e noto blogger Alessandro Gilioli. Particolarmente significativi gli ultimi due capitoletti del rapporto, in cui Dibble prende più chiaramente posizione.

Se la legge dovesse passare, nell’immediato non cambierebbe molto, e l’utente medio potrebbe ancora uploadare video sul proprio blog senza incorrere in cause legali. La legge potrebbe però fornire le basi per azioni legali contro operatori dei media che competono con figure del governo sia nel campo commerciale che in quello politico. Negli ultimi tre anni il governo italiano ha provato più volte a controllare internet, incluso il famigerato tentativo di chiedere ai blogger la licenza da giornalisti.

I favorevoli alla libertà di internet ci hanno ripetutamente avvertito che le vecchie elite — di ambo le parti politiche — sono preoccupate dalla capacità di internet di andare oltre i media tradizionali, da loro controllati. Dato che questa nuova legge sembra occuparsi proprio di queste questioni, e dato che aiuta gli interessi economici di Berlusconi, è plausibile che questa improbabile legislazione possa davvero entrare in vigore in Italia. I dirigenti di Sky ci hanno detto che Romani (che dà il nome alla legge) ha sempre aiutato Mediaset a scapito di Sky, dall’interno del governo. Questa è una strategia familiare: Berlusconi e Mediaset hanno usato il potere del governo in questo modo dai giorni di Bettino Craxi. In più, la legge potrebbe creare un precedente per nazioni come la Cina, che potrebbero copiarla o citarla come giustificazione delle misure retrittive sulla libertà di parola.

Il secondo rapporto è invece firmato direttamente dall’ambasciatore David H. Thorne, e riferisce di un suo incontro con Silvio Berlusconi e Gianni Letta. Oltre alle affermazioni su politica interna ed estera, l’ambasciatore riporta una frase del premier su internet.

In risposta alle domande dell’ambasciatore riguardo al ruolo di internet, Berlusconi ha risposto che è «importante per la libertà». I nuovi media — in particolare Facebook, che il mese scorso è servito ad organizzare il “No Berlusconi Day” e ha ospitato la controversa pagina “Uccidiamo Berlusconi” — hanno irritato il governo italiano, ma il premier ha affermato che internet è cruciale per il futuro e per la salvaguardia della libertà. Ma, ha aggiunto, dovrebbe essere più controllato per prevenirne utilizzi estremisti.