Mara Carfagna non si dimette più

«Ieri ho avuto un lungo colloquio con il presidente Berlusconi», ha detto il ministro tornando sui suoi passi

Lo scorso 20 novembre Mara Carfagna aveva annunciato tre dimissioni: da parlamentare, da ministro delle pari opportunità e da membro del PdL. Ora sembra tutto pacificamente rientrato, grazie a un «lungo colloquio con il presidente Berlusconi». L’episodio ci dice molto della determinatezza delle posizioni politiche del ministro, ma anche del fretta con cui molti avevano tirato fuori ogni genere di sciatta e prevedibile dietrologia: dal suo imminente passaggio coi finiani alla storia dei topi che scappano eccetera.

“Con Mara è tutto risolto, non va via dal Pdl”. Silvio Berlusconi, nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl, allontana così i timori di dimissioni del ministro per le Pari Opportunità. Una vicenda iniziata con la minaccia di dimissioni da parte del ministro dopo il duro scontro sulla gestione dei termovalorizzatori di Napoli e Salerno, avuto all’indomani del Cdm di giovedì scorso, con i deputati campani che fanno capo a Nicola Cosentino. “Ieri ho avuto un lungo colloquio con il presidente Berlusconi – ha detto la Carfagna – che ringrazio per la sua disponibilità a comprendere i problemi. Quanto ai problemi con il Pdl, oggi vedrò i vertici del partito”. Il ministro tuttavia ha spiegato di non voler fornire ai cronisti ulteriori dettagli “per non distogliere l’attenzione” dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebra oggi. E intanto incassa la contestazione dei precari di un presidio a piazza Dante, a Napoli, che al suo arrivo le gridano “Vergogna, vergogna”. Sul conto del ministro anche una notizia di “gossip”, fornita dal giornalista Antonello Piroso in diretta a La7: avrebbe deciso la data del matrimonio, il prossimo venerdì 13 maggio.

Le ragioni del suo scontento, il ministro le aveva illustrate a Repubblica 2 qualche giorno fa. “La misura era colma. Ho fatto la mia scelta e sono obbligata ad andare avanti, quale sarebbe l’alternativa? Vivacchiare, facendo finta di niente? No, mi dispiace, non mi interessa” aveva detto, dopo l’annuncio delle sue dimissioni da Pdl, Parlamento e governo. Ribadendo di non poter “cedere” per una “questione di dignità”. Ma aggiungendo anche di non volere “la rottura a tutti i costi” e dicendosi “disponibile a ricucire, purché arrivino risposte concrete”.

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