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  • venerdì 19 Novembre 2010

Il presidente dello Sri Lanka inaugura il suo secondo mandato

Mahinda Rajapaksa punta alla crescita economica facendo affari con Cina, Libia e Iran

Secondo gli oppositori Rajapaksa sta cercando di instaurare un potere di stampo dinastico

Il presidente dello Sri Lanka Mahinda Rajapaksa ha inaugurato oggi il suo secondo mandato consecutivo dopo la schiacciante vittoria alle scorse elezioni di gennaio. Oltre ad essere presidente e capo delle forze militari, Rajapaksa ha assunto su di sé anche gli incarichi di ministro della Finanza e ministro dei Trasporti. Secondo gli oppositori, Rajapaksa sta cercando di instaurare un potere di stampo dinastico: suo figlio è già stato eletto in Parlamento e tre dei suoi fratelli sono già ministri. Due mesi fa, una nuova legge costituzionale ha abolito il limite dei due termini consecutivi di rinnovo del mandato presidenziale, consentendogli potenzialmente di ricandidarsi per una terza volta alle elezioni del 2016.

Rajapaksa ha garantito che il suo mandato riporterà la pace in Sri Lanka e rilancerà l’economia del paese. «Quando ho preso il potere ho promesso una nuova pace e un nuovo Sri Lanka. Ho mantenuto le promesse e costruito un nuovo paese», ha detto ieri dopo avere inaugurato un nuovo porto costato 1,5 miliardi di dollari a Hambanota. Negli ultimi anni il presidente ha regolarmente ricevuto finanziamenti da Iran, Libia e Cina. «Non ci lasceremo intimorire dalla minaccia delle sanzioni economiche sventolata dai paesi occidentali, non accetteremo nessuna interferenza esterna negli affari dello Sri Lanka», ha detto.

Secondo gli analisti la politica di Rajapaksa si concentrerà quasi esclusivamente sulla ripresa economica e lascerà sullo sfondo il tema della riconciliazione con la minoranza Tamil. «Qualsiasi riforma politica è considerata irrilevante nel migliore dei casi, e sovversiva nel peggiore», ha commentato Alan Keenan dalla International Crisis Group di Bruxelles «il governo non ha nessun interesse ad andare verso la riconciliazione del paese dopo così tanti anni di guerra». Centinaia di persone sono scese per le strade della capitale Colombo ieri sera per chiedere migliori condizioni di vita.

I Tamil, che costituiscono circa il dodici percento della popolazione dello Sri Lanka, sostengono di essere stati sempre discriminati dalla maggioranza singalese da quando lo Sri Lanka ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948. Il risentimento della minoranza Tamil ha favorito la nascita di molti gruppi armati, tra cui le famose Tigri per la Liberazione della patria Tamil, che dalla fine degli anni settanta hanno condotto una violenta campagna secessionista poi sfociata in oltre vent’anni di guerra civile. Nel 2001 le Tigri Tamil e il governo hanno firmato insieme una tregua, con la Norvegia come mediatore del processo di pace, ma il paese resta ancora profondamente diviso. Le Tigri Tamil sono state dichiarate organizzazione terroristica da Stati Uniti e Regno Unito, seguiti da Unione Europea, Australia, India e Canada.